itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

Archivio di Aprile 2006

29 Aprile 2006

2 Piccioni con una Tortionata

Ah, che soddisfazione. Nel mio piccolissimo mi ci metto anch’io. Dalla guida ai bar 2006 del Gambero Rosso (opera talmente "sentita" che la regalavano 2 numeri fa.):

Tacchinardi (+tazzine e chicchini)

"Una vetrina tutta pasticceria (…) i locali sono stati aperti nel 1924, cosa che fa di Tacchinardi un simbolo della storia cittadina. Ampia l’offerta dei dolci tradizionali (…) la torta tipica detta Tortionata le cui confezioni fanno bella mostra in vetrina. Colazioni ad opera d’arte (…) di fronte al Duomo (…)."

Da "Golosi per caso" di Martino Ragusa

"Trovate la Tortionata ovunque, ma provate quella della storica Pasticceria Tacchinardi"

Vi è venuta voglia di ’sta Tortionata, eh? Beh, fate gli auguri al Tacchinardi, che festeggia un anno e passa di chiusura proprio in questi giorni; l’hanno chiuso l’anno scorso a Pasqua. Qui sotto ne potete ammirare la vetrina in stile Liberty. 

Mo' me vado a compra' 'na bella Tortionata... AZZ!!!

Due considerazioni:

1) Forse ce l’ho col Gambero perché il mio bar di famiglia nell’edizione scorsa c’era e in questa no, preferendo spacciare  le pasticcerie come bar?

2) Il libro di Ragusa è bellissimo, ma la Tortionata più buona la trovate da Mazzucchi a Lodivecchio, ci sono più mandorle e meno gusci e la cottura non è un terno al lotto come per quelle del Tacchinardi, comunque vendute nel vicino Bar Nazionale.

Fidatevi solo di Itadakimasu!

 

 

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25 Aprile 2006

Recensione: Il Fulmine

Continuo la pubblicazione di recensioni passate, per rimpolpare l’archivio.

Bel nome, Il Fulmine. D’impatto, di carattere e con una storia d’altri tempi alle spalle. Qui un fulmine si è abbattuto davvero, nel lontano 1923. Come se a Falluja aprissero una taverna chiamata “Il fosforo bianco”; di gente con questa forza d’animo la pianura padana non ne sforna più. E della pianura padana un locale del genere, fiero della sua denominazione “trattoria”, può sicuramente esserne l’emblema con i suoi piatti a base di animali da cortile, polente dal grato sapore di grano, verza, tortelli… la famiglia Bolzoni vi farà vivere un’esperienza “polentona al 100%”, roba da convincere Tony Sperandeo e Roy Paci a candidarsi per la Lega alle amministrative in Sicilia.

La vittima:
Trattoria IL FULMINE
Via Carioni, 12
Trescore Cremasco (CR)
Tel.: 0373 273103
Si spendono sulle 60€ vini esclusi

La location:
Partendo da Crema si arriva a destinazione seguendo la strada di Palazzo Pignano/Scannabue. Trescore vi accoglierà tra due braccia di case multicolore che si stringeranno gradatamente fino alla piazza del Municipio. Il Fulmine è proprio lì di fronte. Se il nebbioso tour tra campi, cascine e mucchi di fumante letame non fossero bastati a farvi entrare nello spirito del posto, ci penserà l’atrio della trattoria con le sue foto agricole in bianco e nero e la compagnia di vecchietti (veri, non in foto) che parlando in dialetto strettissimo, scambieranno con voi un sorriso sdentato tra un bicchiere di rosso e l’altro. Nella sala con camino, tra tenui tonalità mortadella e maschie travi di legno, Gianni Bolzoni vi racconterà le proposte della cucina.

Il rancio:
Terrina di fegato grasso con salsa al vino bianco
ää
Buona ma non eccezionale… è tendenza di questo locale usare abbinamenti delicati con il fegato grasso, preferisco più contrasti.

Raviolo ripieno di anatra e ricotta di pecora con burro aromatizzato alla salvia
ää
Una bella coppia di grossi goduriosi ravioli, sapidi e appaganti

Carrè di agnello leggermente aromatizzato al balsamico
äää1/2
Cinque costolette succose e croccanti con salsa al vino rosso e spinaci

Cassoeula di oca
ääää
Un piatto da andar via di testa. Una sontuosa coscia d’oca servita con polenta, verza e tanta puccia.

Torta di caffè al caramello
äää
Rinfrescante e corroborante, coperta da un croccante crumble al caramello. Forse il semifreddo al caffè è un po’ troppo caramelloso ma è un peccato veniale.

La selezione di formaggi è straordinaria, il culatello curato insieme alla famiglia Cantarelli

Considerazioni finali
Dopo una signora mangiata, nessuno della tavolata si sente appesantito: segno di tradizione rispettata ma con intelligente uso dei grassi.

Giudizio Itadakimasu:
ääää
Se siete stufi di spume, fusion, cucina molecolare e quant’altro…

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24 Aprile 2006

Buon compleanno Itadakimasu

L'autore di questo blog, sovrastato da un'enorme forma di Grana PadanoQuasi non me ne accorgevo. E’ stato un anno fa che ho iniziato la mia carriera di blogger… i miei sogni di gloria immediata si sono scontrati con la brutale realtà di Shinystat, ma qualche soddisfazione me la sono tolta. Una litigata con uno chef, qualche giornalista "vero" che lascia commenti, probabilmente mosso da pietà, tante cose imparate e la consapevolezza che moltissime altre mi mancano. Si scrive scanzonato, ma le parole pesano e comunque c’è l’incombenza di trovare un linguaggio, uno stile, un metodo di lavoro che mi accompagneranno per un bel po’, dovessi intraprendere la professione che sogno. Voglio fare un regalo a tutti, l’ho cercato tanto e adesso che l’ho trovato lo condivido con chi mi supporta dandomi la sua lettura:

REGALONE!!!!

Si tratta del file Real Video di "Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei sapori genuini", il programma del 1956 di Mario Soldati. In attesa che la Rai ne realizzi un’edizione decente, magari in occasione delle celebrazioni in suo onore, guardatevelo. L’audio è basso, la qualità video pessima, il montaggio ingenuo ma il suo valore è inestimabile. Chissà se qualcosa di mio, tra cinquant’anni… sniff sniff… commozione!!!

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Daniele Cernilli: Memorie di un assaggiatore di vini

Daniele Cernilli, per chi non lo sapesse è codirettore del Gambero Rosso e responsabile delle relativa guida dei vini. Mi chiedo come mai uno come me, che mal sopporta il vino e tutto il fanatismo che lo circonda, abbia comprato un volume che non solo porta la sua firma, ma si propone pure con una copertina con i soliti 2 bicchieri di rosso. Sarò stato fulminato, ma questo libro è un piccolo capolavoro. Lungi dalla malcelata compassione con cui in genere gli addetti ai lavori trattano i "minorati" che non fanno del vino la loro ragione di vita, Cernilli racconta con ricercata semplicità (non è un ossimoro messo tanto per fare, il linguaggio usato è il frutto di lavoro in questo senso, e si vede) eventi cardine della storia del vino evitando accuratamente sterminati elenchi di etichette e noiosi nozionismi vari. Il risultato è che tutti potranno appassionarsi alle storie e ai personaggi del vino, riuscendo là dove miriadi di manuali falliscono. D’accordo, quella è letteratura scolastica o addirittura rpofessionale, ma nel Manuale del Sommelier di Vaccarini è tutto interessante tranne la parte sul vino. Oltretutto, nella parte introduttiva sugli inizi della  sua carriera, la nascita del Gambero e la cabarettistica critica sugli stili dell’eno-giornalismo, Daniele Cernilli offre una lezione storica e pratica che vale più di tanti corsi e masterini vari.

 

Daniele Cernilli

Memorie di un assaggiatore di vini

Einaudi Sile Libero €12,00

 

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20 Aprile 2006

Torrefazione estrema

Il caffè più buono del mondo? Forse, sicuramente quello dalla lavorazione più peculiare. Il Kopi Luwak è un prodotto di Sumatra il cui nome deriva da Kopi -caffè- e Luwak, il nome del luogo del Paradoxurus hermaphroditus, conosciuto anche come zibetto. Questo simpatico animaletto è ghiotto di chicchi di caffè. Fortunatamente per noi golosoni non è in grado di digerirli, quindi i chicchi ci vengono "restituiti" perfettamente integri, solo leggermente fermentati dai succhi gastrici del nostro amico peloso: gli abitanti del luogo ricercano con dovizia le fave di caffè che tostano poi secondo le tecniche tradizionali. E’ un caffè da 600€ al Kilo, se lo volete assaggiare andate in uno dei Lino’s Coffee Shop. 5€ per una tazzina indimenticabile.

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19 Aprile 2006

Casearia estrema

L’aspetto è poco invitante, probabilmente la descrizione lo è meno ancora: stomaco di capretto essiccato, completo di latte rappreso al suo interno. Sorta di pajata ovina, il suo nome, callu de cabrettu, lascia trasparire con le sue U finali le origini sarde. E’ un prodotto affascinante, un replay della genesi della casearia. La leggenda narra che dei pastori provarono ad utilizzare stomaci di agnelli come sacche per il trasporto del latte e i residui di succhi gastrici all’interno diedero i natali alla prima cagliata di origine animale. In realtà le ricostruzioni sulle lavorazioni del latte sono molto più complesse, comprendendo antesignani yogurt e l’utilizzo di cagli vegetali, ma il fascino del callu resta lo stesso. Mangiarlo sarebbe come assistere al big bang. Si serve al naturale con del pane (le parti di stomaco si mangiano, mi raccomando) o fritto nello strutto. Prenotatelo da Guffanti Formaggi, e ve lo procureranno. Tutte le info sul prodotto le trovate qui. Se e quando lo assaggerete, ditemi com’è.
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16 Aprile 2006

Recensione:Il Liberty

Ripubblico una mia vecchia recensione per ricostruire l’archivio anche qui.

Da un po’ di tempo a questa parte, a Milano si stanno facendo un nome dei giovani con in testa un’idea geniale: mettiamo su delle belle tavole, in cui con la nostra tecnica valorizziamo materie prime non troppo sborone per ottenere ottimi rapporti qualità prezzo. Come dire, l’America scoperta di nuovo. Capitanati da Davide Oldani, bandiscono tartufo e foie-gras e aprono locali dall’ambiente accogliente e gradevole e dal servizio informale e dinamico. Dal Lovenfood al Nuovo Macello, ognuno declina a modo suo questa stessa idea di fondo. Così, uno che si trova a Milano potrà scegliere tra le più istituzionalizzate cucine d’Italia (i vari Sadler e Santini), i giovani rampanti e, che ne so, Burger King, Spizzico, l’Autogrill di San Zenone… Milan l’è un gran Milan.

La vittima:
Ristorante Il Liberty
Via Montegrappa, 6
Milano
Tel.: 02-29011439
http://www.il-liberty.it/
Si spendono sui 45/50€ vini esclusi

La location:
Un ristorantino raccolto, dall’illuminazione soft, mattoni a vista e musica d’atmosfera; giusto i tavolini sono un po’ sacrificati, soprattutto nel bello e intimo “sottotetto” con ringhiera che dà sulla sala principale, ma un croccante pinzimonio di benvenuto aiuta ad adattarsi. Andrea Provenzani ha costruito un locale (per fortuna) impermeabile all’ambiente esterno: qui dentro termini come “lounge”, “disco-restaurant” e tutto il tunz-tunz che li accompagna sembreranno lontani anni luce, lo sono solo qualche centinaio di metri. La sua cucina è assolutamente coerente, basata sulla tradizione, sui prodotti e su accostamenti mai azzardati.

Il rancio:
Quattro modi di intendere il tonno
ääää
Lo intendiamo così: crudo, marinato agli agrumi accompagnato da verdurine, salame con arancia rossa, bottarga su melanzana sott’aceto

Risotto con fagioli borlotti, cozze e bottarga
ää1/2
Morbido e delicato, e sulla bottarga (di tonno) non si lesina

Costoletta di vitello alla milanese con sformati di patate al rosmarino
ääää
Un’ossequiosa “orecchia d’elefante”, morbida, dorata, succosa: un monumento a Milano

Dolcissimo
äää
Quattro assaggi dei dolci in carta: crema bruciata al cocco con carpaccio d’ananas (il migliore), torta di mele, gelato alla cannella, cremoso di cioccolato fondente… quest’ultimo nella versione “originale” è servito con crostatina di pere e gelato alla crema: magari così smorzato sarebbe meno impegnativo ma è ugualmente goloso e peccaminoso come solo i dolci al cioccolato (cru guanaja che se non sbaglio è della Valrhona) sanno essere.

Gli optional:
Due menù degustazione a 40 e 44€
A mezzogiorno menù a 16€

Giudizio Itadakimasu:
ää1/2
Una delle migliori tavole giovani di Milano, aspettatevi notizie anche dalle altre, sempre qui ovviamente…

 

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Pasqua ai 3 Gigli

Quanti sacrifici per intaprendere questa carriera!

Se volete fare anche voi l’esperienza…

Ristorante Tre Gigli all’Incoronata
Piazza della Vittoria, 47 (interno galleria)
LODI 20075 LO
Regione LOMBARDIA
Tel. +39 0371 421404
Fax. +39 0371 422692
E-Mail: tregigli@libero.it

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Agriturismi: nuovi ristoranti cinesi?

I’ 8/2/2006 è stata approvata la nuova legge sugli agriturismi. Per gli esercenti questo di questo tipo di attività, la quantità dei prodotti propri dell’azienda non deve essere più prevalente, ma significativa. Dà inoltre la possibilità di utilizzare la cucina domestica per la preparazione di non più di 10 pasti, in pratica sfuggendo a tutte le norme ASL che tanto opprimono gli altri ristoratori. Boh. Al di là degli onesti e competenti, si dà la possibilità a tanti proprietari di cascine e poderi di improvvisarsi imprenditori turistici approfittando di un’isola anarchica nella legislazione… i ristoranti cinesi pieni di bacherozzi mostrati da Studio Aperto non rispettavano leggi che comunque c’erano e si ostinavano a non farlo anche dopo sanzioni. Con questa legge Cardoli, potranno nascere attività che avranno tutti i diritti di agire così. Quanti furboni ne approfitteranno? Chi ci tutelerà dai pacchi? L’agriturist? Chissà. Tutto il disciplinare lo trovate qui.

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15 Aprile 2006

I migliori 50 ristoranti del mondo

E’ uscita la classifica, stilata dall’Inglese Restaurant Magazine in collaborazione con le sue giurie locali, dei migliori 50 ristorati del mondo. 4 gli italiani: Il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini (13), Enoteca Pinchiorri (29), Le Calandre (31) e Il Pescatore (42). Primo posto per l’iberico El Bulli di Ferran Adrià, che supera l’inglese Fat Duck di Heston Blumenthal. Il paese più rappresentato è la Francia, con 10 ristoranti.

La top 10:

1 El Bulli Spain World/ Europe
2 The Fat Duck UK  
3 Pierre Gagnaire France Chefs’ Choice
4 French Laundry USA US
5 Tetsuya Australia AUS
6 Michel Bras France  
7 Alain Ducasse - Le Louis XV Monaco  
8 Per Se New York  
9 Arzak Spain  
10 Mugaritz Spain New Entry

La classifica completa qui:

http://www.theworlds50best.com/bestlist.aspx

Nessun commento al merito, ovviamente. Finché mi pagherò i ristoranti con le mancette, difficilmente visiterò uno di questi…

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