itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

Archivio di Aprile 2006

15 Aprile 2006

Scaramucce

Povero Edoardo Raspelli. Da quando gli è andata male con Buffet, gli danno tutti addosso. E mica i tipografi, ma i "capoccia", le firme prestigiose di un gruppo che aveva amorevomente definito "la nazionale dei giornalisti gastronomici" nel primo numero della sua sfortunata rivista. Prima Ziliani che parla di culto della personalità e di Ceausescu, ora Massobrio che manda in giro newsletter descrivendo il povero Edo come la parodia grassa di sé stesso, un vecchio inacidito dai fallimenti, un poveraccio. Leggete un po’:

Ringrazio Paolo Massobrio che in una newsletter del Club di Papillon segnala una notizia che altrimenti sarebbe passata inosservata: Edoardo Raspelli è vent’anni che recensisce ristoranti sulla Stampa ma, vista la sua serenità di giudizio, è come se fossero cento. Pesante come uno spezzatino di cinghiale a ferragosto, si è ormai ridotto alla caricatura di se stesso e se fino a tutti gli anni Novanta pareva mosso da un progetto a tutta tradizione e rispetto del passato, da anni basa i suoi giudizi su due elementi che non ha mai digerito: la grandezza di Ferran Adrià e la trombatura alla guida dell’Espresso. Si potrebbe persino apporre un logo sui posti che ha demolito perché in odore di Bulli Express: «Stroncato da Raspelli», e uno prenota a colpo sicuro, certo di mangiarvi bene. -Testo Integrale su Identità Golose-

Massobrio alza la palla e Marchi schiaccia:

(…)come dovremmo battezzare le sue recensioni? Gastro-cazzatone è troppo scontato, ma forse non si sbaglia.
Buona Pasqua,
Paolo Marchi

La recensione in questione è quella del Novecento di Meina, da leggere qui.

La recensione è cattivissima, ma addirittura sembra aver fatto il gioco del locale: secondo lo chef Matteo Vigotti, “Tanti hanno prenotato non credendo a quanto era scritto”. Povero Edoardone… se parla di chi gli piace, e magari ci fa pure una rivista, nessuno lo caga. Se ne parla male gli danno del pazzo. Anche i profani gli danno addosso. Ecco l’opinione del mio "collega" Sarchiapone, trascinato da me al Combal.0 riguardo le opinioni di Raspelli su Davide Scabin:

"Sto Raspelli capis nigott".

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RECENSIONE: Lanterna Verde

  

home2.jpgC’è uno strano rapporto simbiotico tra la Valtellina e la Valchiavenna: con i prodotti di una ci si arricchisce l’altra, e viceversa. Pensiamo alla bresaola, brizaola nella sua accezione chiavennasca. Originaria della Valchiavenna (i primi riferimenti sono del 1400), si è poi trasferita e trasformata nella lavorazione –salata e speziata, non affumicata- e nel pezzo di carne usato –punta d’anca e non sottofesa- diventando il successo di oggi, con tutte le problematiche derivate dalla sua inflazione (vedi lo scandalo zebù). Anche per i pizzoccheri c’è un rapporto simile. I più celebri Valtellinesi sono il prodotto di punta della Moro, pastificio industriale specializzato in grano saraceno, noto anche come Pastificio di Chiavenna s.r.l.; c’è anche un pizzocchero chiavennasco, simile a un piccolo gnocco più che a una tagliatella, e dalla Moro è venduto come gnocchetto della Valtellina. Una bella strategia di marketing: per non indurre il consumatore sprovveduto a ritenerlo un tarrocco a causa dell’incombente fama dell’omologo valtellinese, per non doverlo battere si è unito a lui. Ci sono tanti ristoranti e trattorie in questa valle furbacchiona (ovviamente in senso buono): ho scelto il ristorante Lanterna Verde.
 
La vittima
RISTORANTE LANTERNA VERDE
Fraz. San Barnaba,7
23029 Villa di Chiavenna (SO)
Tel +39 0343 38588
Fax. +39 0343 40749
www.lanternaverde.com
Si spendono sulle 60€ vini esclusi
 
La location
La Valchiavenna và attraversata tutta. E’ un percorso spettacolare, tra ampi prati “verde-irlanda” punteggiati da casupole in pietra. I tornanti sono molti ma non impegnativi, potrete godervi i ponti e le cascate; se potete, scegliete di venire in moto. Superata Villa di Chiavenna, le indicazioni vi condurranno a destinazione. Il ristorante consta di un’ampia sala (separata dalla più piccola area trattoria, riconoscibile dalle inconfondibili camicie a quadrettoni degli avventori), tutta nelle tonalità di un tavolo da biliardo, tra legni e stoffe verdi smeraldo. Trote in ferro un po’ dovunque, nei candelabri o in banchi sospesi a mezz’aria (c’è un menù solo trota a 32€). La cucina di Andrea Tonola, pur con salde radici nel territorio d’appartenenza, è leggera e delicata, anche quando i nomi dei piatti potrebbero fa pensare altrimenti. Il pre-antipasto di ricotta di capra, generalmente saporosa, è in realtà etereo: un preludio non solo al pasto, ma a tutta la filosofia di cucina. Qualche esempio:
 
Il rancio
Trittico della trota
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Ricotta con trota salmonata, terrina di caprino e trota, affumicata.
 
Creste di semola ripiene d’anitra con salsa al foie gras e concassè di pere martine al vino 
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All’apparenza un piatto lussurioso, in realtà mite, morigerato.
 
Galletto della Valle in tre sapori: fritto in filo di patate, al forno avvolto in pancetta ed in crosta di sesamo
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Accompagnato da tante verdurine il galletto è sugoso e consistente, da pucciare nella salsa di senape.  La tenuta delle articolazioni dell’aletta (da mangiare con le mani, of course) è simbolo di qualità. Provate a piegare l’ala di un pollo di Paolino il re del pollo allo spiedo…
 
Cannolo croccante con spuma di mandorle a moretto al cioccolato e pan di spagna
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Un dolce completo, dolce, amaro, morbido e croccante.
 
Gli optional
JRE
Cantina d’attrazione Bibenda
Menù degustazione 32, 40, 57 €
Buoni salumi, ottimi formaggi
 
Considerazioni finali:
Se avete ospiti che temono la cucina montanara come troppo impegnativa, è il posto giusto.
 
Giudizio Itadakimasu:
ää1/2
 

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Fiere incasinate? De gustibus…

Per i gastronomi più pantofolai, allergici alle maxi-fiere in affollati e asettici capannoni, c’è un’alternativa al Cibus. Si chiama De Gustibus, allestita nel parco secolare di Villa Malenchini, si propone di dare spazio soprattutto ai piccoli produttori senza dimenticare cultura, vino e bla bla bla… farla svolgere in pieno weekend (6/7 Maggio) è indicativo delle scelte dell’organizzazione: una fiera per turisti, appassionati, gastronomi-pop che dovrebbero preferirla al più serioso e professionistico Cibus. Visto che l’ottimo Bianco & Rosso di Villa Castelbarco è diventato una costola di Casambiente, nell’anno delle fiere tarocche penso che questa sia una buona new entry. Speriamo che sia all’altezza delle aspettative: l’elenco espositori doveva essere disponibile dal 15 Aprile, ma ancora picche…

http://www.degustibus.parma.it/default.asp?ab=3&idpo=Elenco%20Espositori

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14 Aprile 2006

E così ricomincia tutto

Come si fà a diventare giornalista gastronomico? E chi lo sa. Io ci provo e il mio cammino verso il mio progetto è partito dal mio vecchio blog, Itadakimasu. Al suo primo compleanno, decido che il mio progetto farà il salto di qualità. Contatto Antonio Tombolini della Blogfarm e gli chiedo di accogliermi nella sua blog-fattoria dove faccio oggi il mio ingresso, appoggiando incerto le mie zampette ungulate un po’ spaesato e ammirato da tutti i pingui e illustri suini che con me condividono il porcile. E così le mie prove per imparare un linguaggio, trovare e selezionare le notizie, affrontare i dibattiti e crearmi uno stile le faccio qui, raccomandandovi comunque di leggere il disclaimer qui a destra:   "Questo blog non rappresenta una testata giornalistica". Esatto. Ho delle ambizioni, ma un blog è un blog, e qui mi faccio anche gli affaracci miei.

Alla prossima

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