itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

Archivio di Maggio 2006

29 Maggio 2006

La misteriosa morte di Edouard Michelin

Niente commenti, solo cronaca.

da AgeNews:

 FRANCIA: MORTO MICHELIN; RIPRESE RICERCHE PESCATORE DISPERSO

(AGE) PARIGI - Sono riprese questa mattina le ricerche al largo dell’isola francese di Sein per ritrovare il corpo di Guillaume Normant, presidente dei pescatori della zona, disperso ieri nel naufragio del battello che è costato la vita ad Edouard Michelin, 43 anni, presidente dell’ omonimo gruppo industriale. Normant e Michelin erano le uniche due persone a bordo dell’ imbarcazione ‘Liberte’ uscita in mare ieri mattina per pescare. E’ stata intanto aperta un’ inchiesta per cercare di capire le cause dell’ incidente avvenuto ad una decina di chilometri dall’ isola. Secondo il portavoce della prefettura marittima dell’ Atlantico "nessuno avrebbe visto niente". Le ricerche per ritrovare il corpo di Normant, 44 anni, marinaio esperto, e il relitto del battello - lungo 8,50 metri - colato a picco, sono riprese questa mattina intorno alle 07:00. Le operazioni sono rese difficili da condizioni climatiche - temporale, foschia - che non permettono l’ intervento di aerei. Il cadavere di Michelin era stato invece localizzato e recuperato ieri pomeriggio, mentre galleggiava vicino a reti ed attrezzatture per la pesca.
(AGE)

Data: 27/05/06 11:24
Autore: NUN

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Un tifoso d’eccellenza per la nazionale

Alla telefonata per prenotare al Dandy di Minerbio, la notizia: "siamo chiusi, lo chef è partito per la Germania con la nazionale…". Hai capito Lippi e la sua cricca? Questo significa che prima gli azzurri tornano a casa, e prima vado a magnare da Marretti. Tanto a me che me frega? Mica ho comprato il maxischermo da Mediaworld, non ci guadagno niente se vincono, men che meno possono recuperare credibilità. Spero solo che l’ottimo Cesare si sia ricordato di portare la ‘nduja per Gattuso. Se non conoscete Cesare Marretti, leggete qui. A lui, buon lavoro. Agli altri…
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28 Maggio 2006

Focaccia di Recco: non si finisce mai di imparare

Di ritorno dalla festa della focaccia di Recco. Esperienza saziante, ma poco istruttiva. Né un opuscolo, una presentazione, un dépliant… d’accordo che parliamo di un VIP della panificazione, ma se si vuole promuovere un prodotto, suvvia, un po’ di vita! Per chi ama la focaccia, questo è quello che li avrebbe aspettati: un intero paesino in cui tutti i forni erano aperti e sfornavano a getto continuo teglie e teglie di focaccia autoctona ma anche classica ligure, con le cipolle e tutto il resto del repertorio, per rifornire i banchetti allestiti per l’occasione nelle piazzette e nei parcheggi. Inutile fare la solita guida dei fornai, girateveli tutti e divertitevi…

Eccola lì, kitsch nel suo look maculato, fetish nel suo grondare formaggio. Già, ma quale formaggio? Io, nel mio rantolare alla ricerca della tipicità, malattia che affligge molti pseudo-gastronomi come me, davo per buono che si farcisse con la prescinseua, il tipico latte cagliato genovese, e in questo venivo supportato da parecchia letteratura. E invece no, ci và lo stracchino…

La prescinseua sulla focaccia? Come la fontina sulla vera pizza

Come non fidarsi? A supporto di tutto ciò c’è anche un bel consorzio che ci fornisce la vera ricetta. Certo è che questa focaccia è una di quelle cose che a casa, per quanti sforzi si facciano o esperti si sia, non verranno mai come l’originale. Risparmiate tempo e fatica e fatevi un weekend al mare.

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26 Maggio 2006

Separati alla nascita

Rubrica liberamente tratta da Identità Golose.

Moreno Cedroni secondo Moreno Cedroni

Moreno Cedroni secondo Enrique Balbontin

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25 Maggio 2006

La cucina bruta

Purtroppo, dubito che Nicolas Le Bec avrebbe potuto scrivere questo libro tra dieci o vent’anni. Perché? Perché la genesi della sua "cucina bruta" è fatta di memoria, di flashback olfattivi di esperienze che oggigiorno (quasi) nessuno fa più. Lui si ricorda dell’odore del fumo dei falò in campagna, della nonna autoritaria coi nipoti e con le padelle. Che ricordi odorosi ha un ventenne cittadino come me? I 12 inchiostri della biribiro? Insomma… le teste di pesce circondate di mosche appese dal pescivendolo di Bagnara Calabra? Non è che fosse proprio un profumo… fortunatamente per quelli come me, Le Bec ha da insegnare anche a quelli della sua generazione, rendendo gli onori dovuti al bistrattato sale, al crudo più primordiale, ai sapori basici, amaro, dolce, acido. L’autore ha proprio lo sfizio di voler riabilitare le vittime del bigottismo gastronomico, della delicatezza a tutti i costi, della cucina politically-correct e lo fa andando al di là della tradizione, sbattendoci in faccia teste di aglio intere (a cui dedica un intero capitolo) e bottarghe da sgagnare lascivamente. Una poetica storiella intrduttiva per ogni capitolo e tante foto dove carcasse di animali sono portate servite su stoviglie di legno, pietra terracotta. Piatti da preistoria, servizi da famiglia Flintstones.

Tutte le info qui.

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23 Maggio 2006

Nuovo sondaggio

Cos’altro aggiungere? C’è un nuovo sondaggio. Scegliete e votate.
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Recensione: Locanda Liuzzi

CARISSIMI LETTORI,
la recensione che state leggendo è oltremodo datata. Un’alternativa molto più aggiornata e altrettanto affidabile (spero…) la trovate qui:

http://www.altissimoceto.it/2008/02/01/ristorante-locanda-liuzzi-cattolica-rn-chef-raffaele-liuzzi/

Grazie e buona lettura,
itadakimasu

Quando la famiglia Simpson passò l’estate nella casa al mare dei Flanders, la scena che li accolse lasciò la sgangherata famiglia di Springfield basita: post-it ovunque, una fitta selva di bigliettini che ricopriva tutto di istruzioni a prova di cretino. “Riempimi d’acqua” in quei cosi di plastica per fare i cubetti di ghiaccio, “usami” appeso alla catena del water, “non svaligiarmi” sul porcellino salvadanaio dell’ingenuo Tod. Non siamo a questi livelli, ma, dopo la ricca introduzione al menù e il bigliettino nel cestino del pane, ho capito come si è sentita la petulante Marge quando mi sono trovato un’altro cartoncino appoggiato di fianco al sapone in bagno. “La nostra ricerca della qualità…” così iniziano le didascalie dello chef Liuzzi, ed effettivamente le sue ricerche danno frutti: il pane è fragrante e profumato, l’olio che l’accompagna all’altezza, i formaggi ottimi e il pesce pure. Il problema è quando in cucina ci si complica la vita e tutti ‘sti sapori così ostentatamente ricercati si accompagnano senza mai legare: convergenze parallele è la bestialità politichese che mi viene in mente per descrivere il “feel” dei piatti che ho assaggiato. Così capita che girandoci intorno anche matrimoni saldi come uovo e asparagi vadano a ramengo: il primo sodo ridotto a spaghettini su una vellutata del secono, ad accompagnare (senza equilibrare) i saporitissimi ravioli di grano arso con ricotta di pecora… e dire che con quella ricotta forte con la zucca avevamo cominciato così bene…

 

La vittima:

Locanda Liuzzi

Via Fiume, 1 (ang. Via Carducci)
47841 Cattolica (RN)

www.locandaliuzzi.com
E-mail: info@locandaliuzzi.com
Tel. 0541.830100

Si spendono sulle 40/50 €

 

La location

Un posto molto caratteristico, dall’arredamento destrutturato dove le tazzine diventano lampadine, le posate tende, le casse di vino carta da parati. Potrete tenere d’occhio la brigata dalla colorata cucina aperta. Se avete problemi di sudorazione ed una partner esigente, visitate subito il bagno: ci sono dei distributori di profumo per lui e per lei.

 

Il rancio:

Pescato nudo e crudo variegato

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Piatto ricco… ostrica, seppia, scampo, branzino, ricciola, salmone e tonno. Ognuno col suo accompagnamento più tre salsine tra cui scegliere. Il boccone migliore? Il tonno alla salsa di soia in crosta de sesamo, menzione per la salsa di cocco e wasabi.

 

Spiedino di rigatoni con gamberi e funghi, gratinato al pecorino di fossa e tartufo estivo

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Un esempio di quello di cui parlavo nell’intro.

 

Maialino steccato al Parmigiano con salsa al Balsamico

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La cottura non impeccabile lo penalizza.

 

Dopo 40 minuti col piatto vuoto davanti, me ne sono andato saltando il dolce.

 

Giudizio Itadakimasu

ä1/2

La prossima volta che vengo a Cattolica, vado a Cesenatico.

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22 Maggio 2006

Mondiali tedeschi, birra americana

Il pezzo che avevo letto sul corriere cartaceo era molto più bello, ma ci accontentiamo.

Rabbia in Germania: birra Usa ai Mondiali
La lager americana soppianta 1.270 marche nazionali. E non rispetta i canoni: invece che con il malto è prodotta con il riso

Un boccale di birra (Ap)
Un boccale di birra (Ap)

ROMA - Battuti in casa e, quel che è peggio, su un campo minato: la birra. I tedeschi sono furiosi che l’americana Budweiser sia la birra ufficiale dei mondiali di calcio che prendono il via il mese prossimo in Germania. Lo ha scritto il quotidiano britannico «The Times», spiegando che la lager americana si è praticamente assicurata il monopolio delle vendite negli stadi in cui si disputeranno le partite e nei rivenditori situati a un raggio di 500 metri di distanza dagli stessi, soppiantando oltre 1,270 birre nazionali.

ERESIA: NON C’E’ IL MALTO - La cosa che più irrita i fans teutonici è che la Budweiser - pubblicizzata negli Usa come «Il re delle birre» - non rispetta il tradizionale canone di purezza della birra, un «must» in Germania, secondo cui la birra può dirsi tale solo se prodotta con malto, luppolo e acqua. Budweiser usa invece il riso nel processo produttivo e in tal senso non si qualifica per nulla come birra nel senso tedesco del termine. Pertanto lo status di Budweiser come birra del Mondiale è uno schiaffo in faccia ad un Paese che attribuisce una grande importanza alla produzione della birra.

Dal Corriere

Una precisazione da secchione: il "canone di purezza" non è solo una questione di tradizione ma un editto di Guglielmo IV di Baviera del 1516, l’editto della purezza. Questo decreto, a causa della scarsità del raccolto di frumento, obbligava i birrai a lavorare solo con acqua, malto d’orzo e luppolo: valido solo per quell’anno, continua ad essere seguito ancora oggi.

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Sadler senza nome

E ‘mbeh? Cercavo il Sadler wine & food, e in via Monte Bianco 2/A trovo questo…

Ristorante Nameless? A parte l’insegna dalla grafica paninara, il nome è un ironico contrappasso: dall’ingombrante cognome trentino del Claudione nazionale (che per me non è di certo Baglioni), all’anonimato ostentato. Magari è un ottimo ristorante, ma la delusione mi ha fatto tornare a scuola con le pive nel sacco e nello stomaco. La prossima volta andrò al Joia leggero, speriamo che Pietro Leeman non sparisca sostituito da, che ne so, una macelleria…

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19 Maggio 2006

Novecento: Raspelli vs Marchi

Matteo Vigotti ringrazierà a lungo Edoardo Raspelli il quale, nella sua lotta con i mulini a vento di Adrià, gli ha dato una bella stroncatura. Cibo inconsistente, dieta. E, prima di tutto, quel sacchettino tanto odiato, elevato a simbolo del sacrificio della materia prima al freddo calcolo, alla cucina scientifica. Tutti a chiedersi se potesse essere vero, se si servissero pasti davvero così avvilenti, e quindi tutti a prenotare: per ora 1 a 0 per Matteo, e sicuramente Raspelli gli ha dato una mano molto più di Paolo Marchi, che l’ha idolatrato all’istante. Per non saper né leggere né scrivere mi sono buttato nella mischia, e i miei lettori potranno sapere di chi dei due fidarsi (almeno in questo caso). E allora eccolo lì il famigerato cellophane. Il contenuto? Alga nori, verza, buccia di pomodoro, cialda di parmigiano, di pancetta, pop-corn… tutto disidratato, croccantizzato. I profumi e i sapori ci sono, eccome, ma mi fermo qui. Si tratta di un divertissement, uno snack da non stigmatizzare né dogmatizzare. E se proprio siete tradizionalisti i finissimi grissini tirati come gli spaghettini ramen giapponesi fanno per voi. Sono difficili da afferrare ma il gioco è quello…                                                                   

Il famigerato sacchettino i grissini-ini-ini

                                                                        

La vittima:

Ristorante Novecento

Via Bonomi, 13

28046 Meina (NO)

0322-669600

www.nov-ece-nto.it

info@nov-ece-nto.it

Si spendono sulle 80-90€ a testa

 

La location:

Lasciata la macchina nel parcheggio dell’adiacente asilo (non se sia aperto anche la sera, ma io mi occupo di ristoranti, non di viabilità), il ristorante vi accoglierà col suo candore spezzato da decorazioni e suppellettili futuristico-fusion e la sua colonna sonora afro-techno-jazz… finalmente un sottofondo diverso, cominciavo a pensare che i ristoratori rubassero i cd con le basi nei camerini prova dell’Upim. Un piccolo soggiorno, una sala in cui si può sbirciare in cucina dalla porta trasparente, tutto molto chic. I sassi nel lavandino in bagno danno l’impressione di essere alle terme. Ovviamente non rubateli. Dopo una capasanta scottata con favette fresche e una pappa al pomodoro con baccalà mantecato, iniziamo.

Il rancio

Tonno in scatola con purè di melanzane alla melissa e pomodori secchi

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Funziona così: a seconda di quanto si affonda col cucchiaio di plastica, pomodori secchi o melanzana offrono diversi contrappunti alla tartare di tonno. P.s.: a Vigotti piacciono i richiami alla cucina industriale. Non solo tonno in scatola ma anche 4 salti in padella, ovomaltina; non vi rovinerò la sorpresa di scoprire cosa sono.

 

 

Finta paniscia novarese con scampi e mortadella di fegato

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E’ un piatto un po’ strano, che và affrontato sapendo ciò a cui si và incontro. C’è una base neutra, sciapa di semolino su cui galleggiano i vari ingredienti che compongono il piatto: fagioli, formaggio, sale, scampi, mortadella di fegato, verza, ognuno dei quali interagisce a suo modo col resto. Bisogna sapersi orientare. Grande varietà di sapori, più monotono sulle consistenze.

 

Lombo di agnello gratinato alle mandorle e menta con spatzli al caffè

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A questo piatto siamo arrivati allo sfottò con il bravo responsabile di sala: “Che pane servo col suo piatto diafano, inconsistente, per sdentati?” risposta: “Di segale, sono a dieta”.

 

Mascarpone all’eucalipto, aceto balsamico e frutto della passione

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Al dolce si arriva dopo una crème brulé al pistacchio di Bronte e un più-spagnolo-non-si-può tuorlo di mango. Un dolce così buono che mi ha fatto passare il mal di gola. Davvero. E il frutto della passione ha la consistenza del fruttino di mela cotogna.

 

Gli optional:

I formaggi di Guffanti di Arona sono strepitosi

C’è la carta delle acque

 

Considerazioni finali

Qui a Meina non brilla nessuna stella, e nemmeno una segnalazione da parte della Michelin. Secondo me, qui ci andrebbero una stella e mezzo. Non me ne voglia Raspelli, ma per stavolta ha vinto Marchi.

 

Giudizo Itadakimasu

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