Focaccia di Recco: non si finisce mai di imparare
Di ritorno dalla festa della focaccia di Recco. Esperienza saziante, ma poco istruttiva. Né un opuscolo, una presentazione, un dépliant… d’accordo che parliamo di un VIP della panificazione, ma se si vuole promuovere un prodotto, suvvia, un po’ di vita! Per chi ama la focaccia, questo è quello che li avrebbe aspettati: un intero paesino in cui tutti i forni erano aperti e sfornavano a getto continuo teglie e teglie di focaccia autoctona ma anche classica ligure, con le cipolle e tutto il resto del repertorio, per rifornire i banchetti allestiti per l’occasione nelle piazzette e nei parcheggi. Inutile fare la solita guida dei fornai, girateveli tutti e divertitevi…
Eccola lì, kitsch nel suo look maculato, fetish nel suo grondare formaggio. Già, ma quale formaggio? Io, nel mio rantolare alla ricerca della tipicità, malattia che affligge molti pseudo-gastronomi come me, davo per buono che si farcisse con la prescinseua, il tipico latte cagliato genovese, e in questo venivo supportato da parecchia letteratura. E invece no, ci và lo stracchino…
La prescinseua sulla focaccia? Come la fontina sulla vera pizza
Come non fidarsi? A supporto di tutto ciò c’è anche un bel consorzio che ci fornisce la vera ricetta. Certo è che questa focaccia è una di quelle cose che a casa, per quanti sforzi si facciano o esperti si sia, non verranno mai come l’originale. Risparmiate tempo e fatica e fatevi un weekend al mare.



