E’ stato Davide Scabin che mi ha fatto venire la mania dei menù degustazione.
Col suo menù creativo è riuscito ad inventarsi qualcosa che và al di là dei soliti piatti spizzicati dal menù, divisi in carne o pesce e con antipasto omaggio. Un’esperienza diversa dalla carta, che ti fa proprio venire voglia di ritornare per provare tutte quelle “robe là” che hai lasciato indietro. Così, dopo aver realizzato che alla Madonnina del Pescatore c’era una degustazione di 16 portate classificate per anno di ideazione, Marzocca di Senigallia è diventata l’obiettivo delle mie brame. Certo, il menù di Scabin non era esente dalle famigerate “cazzatine”, ma quello di Cedroni? Nemmeno. Ah, l’intro su Moreno Cedroni, il Susci e tutto il resto ve la risparmio, tanto so che scrivo per una nicchia. Quando farò il pezzo per il Borgo Notizie ci penserò. Eggià, che bello studiare comunicazione… via col contributo:
La vittima:
Ristorante Madonnina del Pescatore
Lungomare Italia, 11
Marzocca di Senigallia (An)
Tel. 071/698484
http://www.madonninadelpescatore.it/
Il menù degustazione creativo costa 120€ a testa, il tradizionale 80€. Alla carta si spendono 80/100€.
La location:

Per i motociclisti in ascolto, ecco la chicca: partendo da Cattolica, dirigetevi verso Gabicce Monte e percorrete tutta la strada Panoramica del Monte san Bartolo. 50 km da percorrere in un’oretta, con tante belle curve, vegetazione lussureggiante, sorprendenti aperture sul mare, borghi, ville e chioschi di piadina. E’ anche dignitosamente asfaltata, il che non guasta mai. Arrivati a Pesaro tornerete sull’adriatica che vi porterà a destinazione. Sul lungo mare di Marzocca, una cappelletta in mattoni votata alla Madonna (del pescatore, ça va sans dire) vi indicherà che siete arrivati. Il ristorante è un cubo di vetro dalle pareti gialline punteggiate dal blu intenso dei bicchieri, la grande libreria in sala vi darà l’impressione di stare mangiando nel soggiorno di casa Cedroni. Occhio al funereo bagno tutto nero: per uscire, dovrete cercare a tentoni la maniglia, un buchetto nero, su una porta nera. Un test di intelligenza (da me fallito)? Aguzzate la vista!
Il rancio:

Pronti, via: L’americano solido. I cubetti di gelatina di Martini e Campari sono immersi nella spuma di arancia. Un aperitivo insolito ma niente di che: cambiando la consistenza degli ingredienti il risultato (in questo caso) non cambia. L’aperitivo continua con il gelato al Parmigiano di Ferran Adrià: il gelato è servito tra due cialde che creano un piacevole effetto “cucciolone”. Stessa considerazione di prima. Il livello si alza col Caviale Asetra servito sulla burrata. La sezione aperitivi si conclude col celebrato Susci.: spigola in acqua di pomodoro e erba cipollina, spada con tonnata, pistacchi e fagioli cannellini, il tonno con la colatura di alici e la pannocchia su pappa al pomodoro. Che dire, degno della sua fama. Se i pesci fossero stati 40 sarei andato avanti ad oltranza.
Si comicia a fare sul serio. Le capesante, grosse, morbide, saporite, bruciacchiate sotto e crude sopra, servite con purée di patate e piselli, si azzannano con voluttà. L’apice si toccherà dopo con la zuppa di cavolo con uova di seppia e gelato alle alici, un piatto vario, completo, equilibrato; la stracciatella con brodo di vongole veraci è solo un gradino sotto. Giusto quando ci si cominciava a stancare di usare il cucchiaio viene servito il croccante rombo fritto con salsa giardiniera, impreziosito da una “sfogliatina” della sua pelle. La parabola si fa discendente con il guanciale di vitello con trippa di rana pescatrice che lascia la bocca decisamente troppo unta.
Arriviamo alle dolenti note, i formaggi. Una fettina di tomino piemontese (???) con una cucchiaiata di confettura di fragole al timo e limone e qualche grammo di formaggio di fossa con gelatina di Morro d’Alba. Decisamente da rivedere, o meglio, eliminare. Imbarazzante.
Il pre-dolce è il momento delle cazzatine. Il favoleggiato ciocco cocco seppia si rivela niente di più di un cioccolatino al cocco (e la seppia?), e la mousse di cioccolato con riccio di mare e olio alle clementine un incomprensibile incaponirsi sull’accoppiata pesce-dolce. Fortunatamente il dessert “ufficiale” è un capolavoro: l’eterea millefoglie con spuma di gianduia e mozzarella con spuma di zenzero e gelato al pepe di Sechuan. Trovarsi un cubetto di mozzarella sotto i denti aggiunge al cioccolato una sensazione di latte golosissima, è un dolce freschissimo, se ne mangerebbero a secchiate. La conclusione è curiosa e modaiola: lo zabaione ghiacciatissimo, trasformato in una sorta di crocchetta grazie al trattamento all’azoto liquido. Immerso in un fantascientifico secchiello avvolto da una nebbia gelida, la crema, sifonata al momento assume la consistenza di una meringa dall’interno liquido. Divertente.
Conclusioni finali:
Che dire, un’esperienza divertente, con degli alti e dei bassi. Tutto sommato, credo che la prossima volta pescherò dalla carta. Anzi, per dovere di cronaca, la prossima volta vado da Uliassi.
Giudizio Itadakimasu
äää1/2
Tutto perfetto, ma un dubbio rimane: perché quelle posate lunghe trenta centimetri?
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Scritto da massimo de marco alle 19:17, in Ristoranti
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