itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

22 Agosto 2006

Una, nessuna, centomila carbonare

Sarà l’essenzialità della ricetta, saranno i gesti e gli ingredienti che rendono la sua preparazione un rituale, saranno le origini storiche incerte (si è diffusa dopo la seconda guerra mondiale: antica ricetta montanara o goloso adattamento delle derrate americane?), fatto sta che la carbonara non ha mai smesso di unire a tavola e dividere in cucina. Mi ricordo un cibidivini su un Giornale di qualche anno fa in cui Antonello Colonna, parlando di chi preparava varianti vegetariane o con lo speck, affermava che “sono degli ignoranti, vanno compatiti ma non imitati” (cito a memoria, qualcuno se lo ricorda?), fornendo la sua essenziale ricetta fatta solo di uovo, guanciale, pecorino e tanto lavoro di polso sulla padella di ferro. Nel recente libro Pasta (Alba Pezzone, ed. Gambero Rosso,18€), Angelina Ceriello, si racconta che la cuoca della Trattoria ‘E Curti di Napoli si rifiuta di prepararla per meno di tre persone perché sennò l’amalgama non riesce. In un Gambero Rosso di qualche mese fa, la riflessione sull’uovo ha portato, guarda un po’, fino alla carbonara del Roscioli wine bar di Roma, fatta con le super-uova di Paolo Parisi. Eppure, nonostante gli highlander della tradizione, gli chef creativi di divertono a fare rivoluzioni. Matteo Vigotti si è inventato la plexicarbonara, tramutandola in uno snack da passeggio in cui il condimento viene sifonato sulla pasta all’interno di una sfera di plexiglass; Moreno Cedroni ha sostituito la pancetta con cubettoni di ricciola affumicata. Chissà cose ne pensa Colonna… e voi come la fate? Con questo?

mmmm… chissà che bontà!

Un Commento a “Una, nessuna, centomila carbonare”

  1. E la Carbonara di Alajmo.. nell’ovetto..

    Bona Bona.

    Claudio.

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