Viaggi virtuali: il WD50
Chissà se c’andrò mai. Nel frattempo mi accontento di Google earth. Il WD50 è l’antro della bestia di Wayne Dufresne, un pazzoide, uno che usa le colle di carne (quelle dei wurstel industriali, per intenderci) per creare dei misteriosi cannelloni, frigge la mayonese e chi più ne ha più ne metta…
Fatevi un giro




Caro massimo non essere cosi’impaziente di andarci.Ci sono stato a Gennaio e per cosi dire l’ho trovato piuttosto cerebrale(nel senso di una cucina tutta di cervello e poco di cuore)ed anche troppo fighetto(come ambiente e tipo di clientela,del resto siamo a new york) per i miei gusti.Non ricordo i piatti ma questo gia’ la dice lunga sull’esperienza complessiva.Se non ti e’ piaciuto bottura (come a me) lascia perdere….
Scritto da claudio, il 5 Agosto, 2006 at 17:58
Cosa? Sei stato anche lì? Ma io qui che ci sto a fare? Vado a Senigallia e credo di aver fatto un grand tour… sono un fallito! Depressione a parte, non è il cerebrale che mi spaventa. Esempio: la cosa buona di Bottura sono proprio le idee, il problema è che il gusto non le sostiene nemmeno quando i piatti sono terra-terra… non c’è niente di cerebrale nel proporre del baccalà mantecato con due patate e qualche buccia di pomodoro, ma se poi è stopposo tanto vale che lo mangio in una qualsiasi trattoria di Vicenza. Prendi la zuppizza di Scabin: è un’idea talmente contorta (e iconoclasta?) da sembrare una boiata, ma in effetti la sostanza c’è, come in tutti i suoi piatti. Vabbè, chiudiamo qui. Ah, se sei stato anche da Marc Veyrat preparati alla vendetta! Preparerò una bambola voodoo con le tue sembianze usando i wurstel del Lidl e la affogherò nel vino Ronco! Ah ah ah ah ah… ah… ah.
Scritto da Massimo De Marco, il 5 Agosto, 2006 at 19:58
Ciao Massimo,
Non vorrei che il Claudio di prima fosse scambiato per me… ;-)))
A New York sono stato solo da Smith & Wollensky Steak House , una delle migliori Bistecche della mia vita.
Ciao.
Claudio Sacco.
Scritto da Claudio Sacco - Viaggiatore Gourmet, il 6 Agosto, 2006 at 18:36
1)Nessun problema, in totale siete 3 Claudii che bazzicate queste pagine
2)Mi sento proprio deficiente: sarò stato a Londra 10 volte e mai un Tom Aikens, un Fat Duck… e voi mi sbattete in faccia New York come se fosse Solbiate Olona! ARRRRGGGHHH!!!!
3)Non dirmi niente Sacco Kla: Napa Valley Opus One?
Saluti a tutti i Claudii
Scritto da Massimo De Marco, il 6 Agosto, 2006 at 23:55
Caro massimo io sono il claudio(alias norbert sul forum del GR) che e’ stato al wd 50. Li’ cerebrale va inteso come fumoso trendy per gastrogonzi,vedevo lavorare dufresne e mi ricordo che sembrava una rockstar in affanno alla ricerca dell’ispirazione,che poi a giudicare da quello che arrivava nei piatti non sembrava proprio essergli arrivata. Mi ricordo che pensai di aver sbagliato a rinunciare ad una serata a broadway per quel ristorante.Bottura invece e’ un teorico molto sopravvalutato: la sua personale ricerca del gusto mi sa tanto di furbizia e poco di cuore(tranne un ottimo piatto che e’ il maialino laccato all’orientale squisito ma un po’ poco per giustificare il trambusto mediatico di cui e’ oggetto),forse pero’ ci tornero’ un’altra volta per essere piu’ sicuro nel giudizio.A New york poi a proposito di bistecche grandissimo anche peter luger steakhouse a brooklyn.salutoni.
Scritto da claudio-norbert, il 9 Agosto, 2006 at 02:12
Ciao Dema! visto che i Claudio abbondano, mi faccio vivo anch’io…non ho nulla da dire su questo ristorante yankee, al mare mi sono limitato ad ingolfarmi di schifezze…Saluti!
clod
Scritto da Claudio (the real sarchia), il 12 Agosto, 2006 at 10:45
Provato giusto una settimana fa. Non male il carpaccio di lingua di manzo con maionese fritta e streusel di cipolle (con tanto di strisciata di marmellata di more). La mia ragazza ha preso il foie gras con l’anguria ma sinceramente, avendolo assaggiato, peccava di presunzione (lo sposalizio con l’anguria non ci sta gran che). Infine abbiamo ordinato il filet mignon con gli “water spinach”, la tarina ai peperoni rossi e la spuma di rafano. Tutto buono tranne la spuma, una cosa quasi inmangiabile, sembrava tutto lavorato con la mostarda; sembrava più una sfida di Dufresne con la clientela a chi riusciva a finirla piuttosto che altro. Infine il dolce, spettacolare, buonissimo, gelato al gelsomino, banana e barretta al mou, favoloso. Costo della cena: 90 dollari a testa, mica cotiche. Troppo per quello che si è mangiato ma, ripeto, qualcosa era ottimo e qualcosa no; bisognerebbe scegliere con cura dal menu, e magari avere pure fortuna. Alla fine, cena discreta. Ma al River Cafè è tutta un’altra cosa.
Scritto da Cesare, il 26 Novembre, 2006 at 01:35