itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

Archivio di Settembre 2006

28 Settembre 2006

Gli chef di New Orleans contro Katrina

Un documentario di 7 minuti in cui i più importanti chef di New Orleans raccontano di come, all’arrivo dei primi, seppur inadeguati, soccorsi, anche chi aveva perso il suo ristorante dava una mano cucinando i propri manicaretti e ora che è tempo di ricostruzione, il cibo faccia da collante tra il passato e il presente. Buona visione.

 

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25 Settembre 2006

Il derby delle nebbie: Il Fulmine vs Il Ridottino

Tra Lodi e Crema, c’è sempre stata una rivalità. Non siamo ai livelli di Pisa e Livorno, diciamo che c’è una reciproca, cordiale tendenza a punzecchiarsi. Quando qualcuno fa qualcosa da non fare o si arrangia in malo modo in una questione, gli si dice che sta facendo un mestée cremasc. Fin da piccoli poi si impara che la targa CR sta per “cervello ridotto” con tutte le conseguenze sulle performance di guida che ne derivano. Ovviamente non manca lo sfottò gastronomico: il Salva cremasco ne è la principale vittima, tanto che il sig. Bolzoni, patron del Fulmine di Trescore Cremasco alla domanda “Avete del Salva?” mi ha risposto ridacchiando: “Nooo, abbiamo solo formaggi buoni…”. Eppure, al di là del fatto che Crema sia una città molto più viva e dinamica di Lodi, ai cremaschi è riuscita un’altra cosa, cioè il portare la cucina tradizionale ad un livello più alto delle bettole da cofana di polenta che popolano la provincia lodigiana (il cui livello è assolutamente terra-terra, checché ne dicano alla Rassegna Gastronomica di cui vi parlerò diffusamente più in là). A Lodi ci sono buoni ristoranti, ma non sono molto “ancorati” alle tradizioni. A Crema invece, due tavole hanno dato lustro alla cucina delle cascine e delle corti, quella del sopraccitato Fulmine e quella del Ridottino di Crema, di Carlo Vailati, ex stella Michelin con Nicola Pappalettera, altro caposaldo delle cucina cremasche, con lui insegnante al centro di formazione professionale cittadino. Entrambe le cucine sono sviscerate nello splendido “La cucina delle nebbie” di Roberta Schira, quindi direi che visitati entrambi, il derby ci scappa: Fulmine vs. Ridottino… chi vince?

 

La vittima:

Ristorante IL RIDOTTINO
Via Alemanno Fino, 1 Crema
0373256891

Giorno di chiusura: Domenica sera e Lunedì

Colonna sonora: Haddaway – What is love

Si spendono sulle 50/60€ procapite.

 

La location:

Se ci volete andare, andateci di sera, lo troverete in una viuzza del centro, dopo aver camminato su sanpietrini umidi di nebbia, tra piazzette, vecchi palazzi e chiese. In via Fino, la fioca luce dei lampioni non arriva, e questo rende ancora più netto il contrasto tra l’esterno e il locale, luminoso, coloratissimo, forse troppo, con le sale in tinta con gli affreschi sui soffitti. Un ambiente un po’ strano, contrastato: ci sono vecchi mobili di legno e brutti faretti con il filo in vista, uno splendido camino e incomprensibili angolini adorni di suppellettili fusion-kitsch.

 

Il rancio:

2 mollicce polpettine d’agnello aprono la strada ai piatti che ho scelto alla carta: niente degustazione, tradizionale, di mare o fantasia del mercato se non per tutto il tavolo.

 

Piatto tiepido di funghi e crostacei

ää

Inizio soft, giocato sulla qualità degli ingredienti. Rispetto al Fulmine, in carta ci sono, molte più aperture al mare.

 

Ravioli di pesce con ragù di calamaretti

ää1/2

Non ci si sbilancia mai, un piatto sempre delicatissimo. Magari un po’ stopposo il ripieno, ok l’abbondante sughetto.

 

Faraona di Vistino disossata e ripiena

ä1/2

Ahi ahi ahi… boh, non l’ho proprio capito. La faraona perde consistenza, la pelle è molliccia e neppure le carote a pezzetti aggiungono varietà sotto i denti. L’accoppiata con una specie di parmigiana di melanzane in cui il pomodoro crudo dovrebbe equilibrare l’acidità proprio non torna. La faraona di Viustino la trovate qui.

 

Semifreddo alle nocciole e salsa al caramello

ää

Gradevole e leggero, ma nulla più.

 

Giudizio itadakimasu

ää

Com’è andato il derby? Trescore – Crema 4 a 2…

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23 Settembre 2006

Il menù creativo del Combal.0

Dal mio archivio, la rece del Combal.0. Visto che non posso essere a Squisito a San Patrignano a vedere Scabin dal vivo, lavoro di memoria… le foto le ho prese da Google immagini, infatti sono più carine del solito, no? Buon divertimento.

Questa recensione è il risultato dell’esperimento su cavia umana di cui accennavo in questo post.

RECENSIONE: Combal.zero
Dura la vita dell’esploratore spaziale a bordo dell’Enterprise prima maniera, il modello NX-01. I motori non spingevano oltre curvatura 5, grazie agli spocchiosi vulcaniani che non hanno voluto condividere le loro tecnologie di propulsione, niente teletrasporto per materia organica, si scendeva a terra con navicelle, per di più manovrate senza raggio trattore, e il replicatore di cibi non era niente di più di un distributore di bevande (tra cui l’acqua carbonata, per la felicità dell’avvenente sub-comandante T’Pol), tant’è che il capitano Jonathan Archer usava avvalersi dei servigi di un cuoco di bordo. Ecco. Chi meglio di un Davide Scabin avrebbe potuto alleviare le sofferenze dell’equipaggio dell’Enterprise? La sua cucina d’altronde sembra fatta per viaggiare nello spazio, pasti completi in scatola, cocktail avvolti in camere d’aria, osterie portatili. Probabilmente, fosse stato per lui, gli astronauti della stazione spaziale internazionale avrebbero potuto portarsi dietro qualcosa di più del Parmigiano sottovuoto. Ma non solo futuro. Il menù creativo del Combal.0 ha momenti che possono risvegliare il bimbo goloso che c’è in ognuno di noi. Le caramellone da scartare, le palette da gelato in plastica colorata, gli smarties che pendono da un palloncino… è natale a ogni portata. E non solo salti temporali, ma trip filosofici che meritano un approfondimento. Col famigerato cyber-egg si partecipa alla “nascita” del pulcino virtuale con un bisturi: ci saremo proprio meritati la nostra bella cucchiaiata di caviale visto che gli avremo fatto da ostetrici. Uova da uovo. L’avventore è nutrice del suo pasto. Questa sì che è maieutica. Avrei in mente un’altra sega mentale sul ruolo della plastica e delle posate tra Scabin e Ducasse ma ve la risparmio. Concludo dicendovi che al di là di tutto questo, nei piatti non c’è solo forma, ma tanta, tanta sostanza. Bocconi ricchi, goduriosi, lascivi, lussuriosi. In un unico menù convivono ostriche, baccalà, caviale, foie-gras, tartufo, trippa, bagna-caoda… continuate a leggere.

La vittima:
Ristorante Combal.zero
Piazza Mafalda di Savoia
Castello di Rivoli
(Museo di arte contemporanea)
Tel:011-9565225
http://www.combal.org/
combal.zero@combal.org

La location:
Arrivarci è un piacere per quanto è semplice. Rivoli ha una sua uscita autostradale apposita e in paese le indicazioni per il castello/museo d’arte contemporanea sono ovunque. Parcheggiata l’auto di fronte alla reggia sabauda cercate sui cartelli il ristorante-caffetteria del museo.. Attraversate il colonnato “ornato” da lugubri cadaveri decomposti di cornacchie (o qualcosa del genere, io l’arte contemporanea proprio non la capisco) e cercate un grosso cubo di vetro coperto d’edera. Il combal è quello lì. La parola alla cavia:

Il rancio:
HAMBOOK


ää1/2
Molto carina la scelta di servire la portata (prosciutto patanegra e crema di melone) all’interno di un libro di plastica. Quanto al gusto, niente male.

POLENTA MORBIDA E CROCCHETTA DI FOIE GRAS
ääää
Il cameriere ci ha servito una piccola ciotola con all’interno polenta fredda ed una crocchetta di foie gras. Il vero peccato è che di crocchetta ce ne fosse una sola, data la sua bontà. Ma forse è stato meglio così, visto quello che è venuto dopo.

OSTRICA VIRTUALE
äää
Descriviamo il piatto: due cubetti di anguria (!) con sopra mandorle e bottarga. Da mangiare ad occhi chiusi, come indicato dal cameriere. Risultato: consistenza e sapore danno la sensazione di masticare una vera ostrica. Intrigante.

OSTRICHE, ZUCCHINI, ACETO PROVENZALE E FONDO DI CROSTACEI
äääää
Un solo aggettivo per descrivere questa portata: divina. Dopo l’ostrica virtuale non c’era modo migliore per riportarci alla realtà. Non mi addentro nei particolari in quanto non competente, ma solo questo piatto vale il menu.

ZUPPIZZA
ääää
Davide Scabin ha ricevuto alcune critiche maliziose in seguito alla sua volontà di scomporre la pizza ai minimi termini. Invece questo piatto è molto riuscito: la crema di formaggio, la fetta di pane croccante ed il pomodoro candito danno realmente l’impressione di assaporare una pizza. Con il cucchiaino.

FOSSIL
ää


La particolarità di questo fossil è che per mangiarlo ci vuole il martello. Sul serio, bisogna rompere un involucro in argilla per assaporare il contenuto, fatto di merluzzo con fagiolini. Buono, ma niente di speciale.

AFFOGATO DI MERLUZZO
äääää
Anche in questo caso l’aggettivo "divino" si sposa alla perfezione. Dentro un bicchiere da cocktail viene servita una crema di patate (dal colore viola) con merluzzo sul fondo. Il tutto accompagnato da una cialda di grana padano. Spaziale.

CYBEREGGS


ääää
Non sto a spiegare cosa sia il celeberrimo cyberegg, dico solo che mangiarlo fa un certo effetto. Ah, dimenticavo: bisogna usare un bisturi…

HENRY POTTER
äääää e lode!
Conferisco la lode a questa portata per l’ilarità che suscita. Ti servono un sacchetto con dentro 4 caramelle (attenzione…), ciascuna di colore diverso. Ovviamente l’ordine in cui si mangiano è casuale, quindi vi dico il mio: nella prima c’era una crema di mele, buona; nella seconda una pasta di fragole con canditi, anch’essa buona; nella terza la TRIPPA, squisita, quindi dell’ottima FARAONA nella quarta. Pazzesco.

BOMBA SAVOIA CON CROISSANT
äää 1/2
Al momento del suo arrivo pensavo fossimo già alla fine del pasto, dato che hanno portato una tazza da cappuccino con sopra un mini croissant. Invece la crema gialla all’interno della tazza era formaggio caldo.

PETTO DI FARAONA CARAMELLATO ALL’EUCALIPTO E CARPACCIO DI ANANAS
ääää
La faraona era squisita, con tanto di eucalipto sulla pelle croccante. L’abbinamento con l’ananas l’ho trovato azzeccato.

PIOLAKIT

äääää e lode!
La lode non si può non dare ad una portata simile. Il cameriere serve una scatola di cartone con dentro sei vasetti stile omogeneizzato per bambini (nel senso della grandezza), una provetta di vino rosso ed un mazzo di carte. Ognuno dei sei vasetti contiene una pietanza diversa, ed ecco cosa riservano: nel primo un formaggio fatto con latte di capra, dal gusto ottimo, nel secondo ravioli in brodo (!), nel terzo una salsa di peperoni e panna, nel quarto del brasato di faraona, nel quinto cotechino e purè, nel sesto panna cotta accompagnata da caramello. Sublime.

COCOALEXANDER E HOT CHUAO
ääää
Dessert caratterizzato da un fondo liquido e da una parte superiore più densa fatta di cioccolato. Come l’acqua con l’olio, non si è mischiato nulla. Buonissimo.

PARFAIT AL CAFFE’ E GELATINA AL FRUTTO DELLA PASSIONE
ää
Il voto non inganni, questo dolce per quanto nulla di sconvolgente è ottimo dopo un pasto così ricco. E’ rinfrescante e leggero e l’abbinamento caffè-passion fruit l’ho gradito.

ELIO CAMPARILEMONSODA


ääää 1/2
Non do il 5 quinti perchè non è a quei livelli, ma questa conclusione è particolare: viene servito un palloncino gonfio d’elio e bisogna infilarselo in bocca per aspirare tutto l’elio, operazione che lascia in eredità una vocina stridula. Insieme ai palloncini ci sono una sorta di cyberegg ma con stavolta dentro martini e campari, più un sacchetto di smarties…

Gli optional:
Carta delle acque
Carta dei caffè
Splendido carrello dei formaggi
Alla fine del menù creativo avrete un simpatico omaggio ricordo dell’esperienza

Giudizio cavia:
ääää

Considerazioni finali:
Al di là delle menate degli “addetti ai lavori”, avete avuto un’opinione vergine, quindi affidabile per tutti gli indecisi che si sono fatti troppo influenzare dalla stampa… eh, solo qui potete trovare un servizio del genere!

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Dall’archivio: cavia umana al Combal.0

Le droghe fanno male, e posso darvene prova. Non da quali sostanze fossi annebbiato, fatto sta che un giorno prendo una decisione: prendo un totale ignorante (senza offesa, ovvio) in materia gastronomica, e me lo porto appresso fino a Rivoli, ad affrontare, senza il minimo indottrinamento propedeutico che in un caso come questo si renderebbe necessario, il menù creativo del Combal.0. Ecco l’intro e i dati dell’esperimento…

Nel congresso di Paolo Marchi "Identità Golose", Davide Scabin ha vinto la targhetta BMW (lui magari avrebbe preferito una bella 645 o una K1200R) per la cucina creativa, e direi che è sacrosanto. Cosa succede però quando uno chef viene interpellato -e premiato- sempre per la stessa cosa? Succede che diventa uno stereotipo della sua categoria. Mi spiego meglio: cuoco pazzerello? Moreno Cedroni. Cuoco chic-sborone? Carlo Cracco. Economico? Davide Oldani. Terrone (ovviamente detto con simpatia, io ho origini a Bagnara Calabra)? Ciccio Sultano. Creativo? Scabin. Per carità si tratta di posizioni meritatissime, ma il rischio sovraesposizione-sopravvalutazione c’è sempre, soprattutto a lungo andare. Parlando del Combal.0, e specificatamente del suo folle menù che lo ha reso famoso, ci troviamo poi di fronte a commenti contrastanti e una gita a Rivoli potrebbe trasformarsi in un’esperienza shockante per noi spinti dalla pubblicità. Le varie recensioni amatoriali ve le lascio leggere da per voi, ma per quanto riguarda gli addetti ai lavori, da un premio BMW passiamo a un Raspelli corrosivo:

A leggere certi articoli, c’era da starsene a casa. Come per il Combal Punto Zero di Rivoli, anche la Francescana di Modena sembrava che fosse proprio adatto per i malati di pica, che non è una parolaccia, ma una grave malattia psichiatrica che costringe i suoi ammalati a mangiare di tutto, dalla gomma, alla plastica, al legno, al vetro.

 

E allora che fare? Non sia mai detto che Itadakimasu non sia tutto proteso a dare al suo lettore (e uso il singolare non a caso) un’idea decisa, compiuta. Si dovesse trovare un nuovo modo di recensire i locali. E’ quello che ho escogitato. Ecco cosa farò: preso un esemplare umano totalmente vergine alla gastronomia di livello, lo battezzerò con il "sacro fuoco" facendolo partire dall’esperienza più estrema. Per lui niente cucina destrutturata, sifoni, tataki. Tuttalpiù qualche agone grigliato sbruciacchiato mangiato in uno dei tanti locali-sòla sul lago di Como, fatti per attirare danarosi motociclisti crucchi. Che cosa ci dirà lui dei cyber-eggs? E della Zuppizza? E’ un’occasione irripetibile che non mi farò sfuggire. La sua sarà l’opinione definitiva.

Info sulla vittima le trovate qui

http://losportsecondome.blogs.it.eurosport.com

AHAHAHAHAHAHAAHHAHAHAAHAH!!!!! (Risate diaboliche di Itadakimasu)

Ecco, la rece la trovate qui di seguito, o qui.

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22 Settembre 2006

Un’arsenale di Granata

Vabbè, cosa vi dovevate aspettare? Prendete un vecchio magazzino militare in quel di Cavenago d’Adda e metteteci nell’ordine: a)Un JRE stellato tale Granata Fabio, sua moglie in sala tale Granata Sara, e una giovanissima esordiente (nella vita, non nel lavoro) Granata che ancora deve trovarsi un ruolo. Come chiamare un ristorante che parte da queste prospettive? Ma l’Arsenale, of course. In un periodo in cui fa figo aprire sezioni distaccate "leggere" (qualsiasi riferimento a Leemann è puramente voluto), Fabio segue la corrente agendo al contrario. Invece di aprire un 3 Gigli ridotto, ne ha aperto uno più grande, con possibilità di effettuare banchetti e ricevimenti vari, e ha tramutato la sua precedente attività in un bistrot dalla carta più agile, con l’intento di attirarsi la clientela della pausa pranzo. L’iniziativa imprenditoriale è lodevole, e il coraggio pure visto che in gioco c’ha messo anche il suo "gingillo" Michelin.  Sono stato alla presentazione ufficiale del 12 Settembre, e vi metto qualche foto in anteprima… "solo, su itadakimasu!!! Yeah, check it out!" 

 

Per ora la carta è la stessa della vecchia sede di Lodi di cui ho splendidi ricordi: la ricca coppa di foie gras con melone e porto; i sorprendenti ravioli ripieni di pesto con sorbetto di pomodoro, col loro gioco di consistenze e temperature; i tortelli di grano saraceno al montebore con sugo di acciuga e zucchine, giocati su un equilibrio delle tre stagionature del formaggio; l’agnello in due cotture con carciofi olive e mela verde, il piccione con composta di mele e senape, tutta la proposta di pesce di scuola Balzi Rossi. Però si sa, con tanti nuovi giocattoli in cucina, qualcosa cambierà presto e quando succederà gli dedicherò il suo spazio.

Che dire, vi ho detto tutto: se volete fare i fighi e dire "conosco un posto che non è su nessuna guida!", venite pure qui, visto che è aperto dal 20 Settembre…

Ristorante L’Arsenale
via Geppino Conti, 8
26824 Cavenago d’Adda (LO)
0371/709086

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18 Settembre 2006

Il GREF è GRFF!

Nelle intenzioni iniziali, GREF doveva stare per Gruttadauria Roberto, l’avvocato patron, e Edo Ferrera, lo chef. Tutto era andato bene, i giornalisti erano entusiasti, le riviste usavano il locale per le inaugurazioni, e poi qualcosa si è inceppato. Edo, dipinto come genio e sregolatezza, uno un po’ capriccioso, ha tenuto fede alla sua fama e ha mollato tutto. Al suo posto, nel febbraio 2006, subentra Fabrizio Ferrari, esperienze in Francia e Italia con tanti grandi e ultima occupazione allo Spazio Strato. Volete sapere com’è il nuovo corso? Ve lo racconto io, ecco quindi come si mangia al “nuovo” GRFF…

 

La Vittima:

Gref Food & Charme
via Marco D’Oggiono 6 - 20123 - Milano
tel 02 58104107
chiuso la domenica e sabato a mezzogiorno

http://www.gref.it

Colonna sonora: Oasis - Supersonic

Si spendono una cinquantina di euri vini esclusi, i menù degustazione partono da 35€ e arrivano a 60€. Per il mezzogiorno ci sono soluzioni business anche più economiche.

 

La location:

Questo ristorante ha un epicentro preciso: la cucina. Un cubo luminoso cinto da vetrate da cui potete tenere tutto sotto controllo. Il locale le gira intorno come un grande ossimoro, legno contro alluminio, candele contro neon. Con le grandi travi al soffitto e le cassepanche che esibiscono porcellane (quelle di casa mia, cioè della Vecchia Lodi), sembra proprio una casetta di Cabot Cove, solo che non c’è la Signora in Giallo a portar sfiga e morte.

 

Il rancio:

Dopo un assaggio di tonno sott’olio fatto in casa con porcini, inizio la degustazione di mare (60€). Scusate le foto, ve l’ho detto che c’erano le candele…

 

Zuppetta di pesce con Pane “cunzato” all’eoliana

äää1/2

In questa zuppetta, profumata di zafferano e ricca di molluschi, il pane è sostituito da uno sformatino di pani cunzatu, ricetta classicamente preparata con la mollica del pane ancora calda dal forno, variamente condita e in questo caso riccamente aromatizzata di erbe. Sapori forti ma grande equilibrio, un inizio col botto.

 

Kalamburger

ää

Nel pomodoro-panino, l’hamburger è fatto di calamaro tritato, un fiore di zucca sostituisce l’insalata e una sarda il bacon. Se volete anche le patatine ci sono i tentacoli fritti… tutto buono, ma un po’ slegato, un po’ per fatti suoi. Magari, visto che il calamaro è già tritato, una bella tartare…

 

Spaghettoni alla Chitarra, finocchietto e sarde

ääää

Il piatto del viaggio. Un’amalgama stupenda e una perfetta armonia tra sapori pieni e distinti. Neanche la zia Caterina di Aldo arriverebbe a tanto.

 

Linguine brunite alle cozze e Aioli

ää1/2

Buona la salsa, ma le linguine di pasta secca, più o meno abbrustolite, ci girano intorno risultando solo un po’ viscide. Alleggerita l’aioli in forma di spuma, l’idea c’è e le grasse cozze pure, ci manca così poco…

 

Ombrina all’acqua…pazza/Doppio filetto di orata al sale gallese e crema di cipollotti

äää1/2

Tutto in un piatto. I pesci sono sapidi e consistenti, ottimamente cotti. Vince l’ombrina, per la ricca puccia con i frutti del cappero da spizzicare.

 

Zuppa fredda di frutta con i suoi sorbetti

s.v.

Purtroppo senza voto. Mi sa che si sono dimenticati i sorbetti, e una macedonia è una macedonia…

 

Giudizio itadakimasu

äää

I tempi delle simmenthal reinterpretate sono lontani, e il target gastronomico può essere cambiato. C’è classe e sicurezza, per la creatività bisogna ancora attrezzarsi.

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14 Settembre 2006

Giovanni Rana va in Cina

Dalle news di Papillon:

TORTELLINI CON GLI OCCHI A MANDORLA
Il re del “tortellino made in Italy” Giovanni Rana sbarca in Cina pronto a sfidare i ravioli al vapore. Il piano di invasione “culinario” messo a punto in queste settimane dal figlio Luca prevede l’apertura nello sterminato Paese asiatico di una massiccia rete di ristorazione (“Le Trattorie di Giovanni Rana”) con un menu che vede protagonista il celebre tortellino. Il motto? “Venderò un tortellino ad ogni cinese!” (La Stampa).

Beh, forza Giovanni!

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13 Settembre 2006

Tesi di laurea: al lavoro!

Accettata dal prof. Simonelli anche la scaletta, settimana prossima compilerò tutte le dovute scartoffie. Intanto ecco il piano di lavoro:

“Storia del giornalismo gastronomico in tv: da Fazzuoli al Gambero Rosso Channel”

 

PARTE I: Una volta alla settimana

LineaVerde – RAI1

1) Il periodo Fazzuoli*

-Chi è Federico Fazzuoli

-Analisi di una puntata

2) Il post Fazzuoli

-La nuova conduzione, come cambia il programma

-Analisi di una puntata

3) Da Vissani* a oggi

-Gianfranco Vissani, Brosio e gli altri

-Come cambia il programma: agricoltura e ristorazione

-Analisi di una puntata

Tabella comparativa

 

Eat Parade – RAI2

-Chi è Bruno Gambacorta*

-Analisi di una puntata

 

MelaVerde – Rete4

-Edoardo Raspelli*: da terrore dei ristoratori a pacioso intrattenitore domenicale

-Analisi di una puntata

 

Il mare: LineaBlu e Pianeta Mare

-Analisi e comparazione

 

PARTE II: Il quotidiano

TG5 Gusto

-Gli autori

-Com’è cambiato nel tempo, dagli stellati alle gelaterie

-Analisi di una puntata

 

Il Gastronauta La7

-Chi è Davide Paolini*

-Analisi di una puntata

 

PARTE III: 24h su 24:il Gambero Rosso Channel

-Gambero Rosso: storia della testata**

-I personaggi: Cernilli, Bolasco, Antonaros…*

-I programmi: autoprodotti e d’importazione (es.:BBC food)

 

Un caso particolare: Porta a Porta

-La presentazione annuale delle guide: analisi della puntata in questione

 

*Se possibile, metterei un’intervista al personaggio

**Se possibile, metterei una relazione sulla visita alla testata

Carina, eh? Ovviamente l’appello rimane lo stesso: cari illustirrimi dottori e professori, sapete dove reperire informazioni o ne avete di prima mano? Avete contatti diretti e non con personaggi o enti tra quelli sopraccitati? Contattatemi!

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11 Settembre 2006

Lidolido: buonobuono!

Se i gastro-rompiballe come chi scrive possono, al giorno d’oggi, aver modo di soddisfare le loro voglie anche sulla riviera romagnola, molto devono a Vincenzo Cammerucci. Uno che, dopo la benedizione Marchesiana,  in tempi non sospetti (1991) ha voluto predicare nel caotico, rutilante deserto di Cesenatico col suo Bistrot Claridge, dalle cui cucine è uscito anche un certo Marco Bistarelli. Poche comparsate fuori dalla cucina, zero protagonismo e tanta abnegazione che ne hanno fatto un esempio per l’ondata di giovanotti che si stanno dando da fare tra Riccione, Rimini e Cattolica; chissà quale sarà la sua opinione in merito visto che tra questi c’è chi opta più per il ruolo di chef mediatico piuttosto che per quello di indefesso spadellatore… ma ora via col contributo sul LidoLido, sua creatura dal 1996.

 

La vittima:

RISTORANTE LIDO LIDO 

Via Ferrara, 12 - Cesenatico
TEL  0547.67.33.11   

http://www.lidolido.com/

Si spendono 50/60€ bevande escluse ma i menù degustazione partono da 30€.

Colonna sonora: Richard Ashcroft – Music is power

 

La location:

Quando Gigi e Andrea andavano a Cesenatico per nascondere ad amici e amichette il fatto che fossero troppo squattrinati per andare ad Acapulco (Non scervellatevi: il film è Acapulco prima spiaggia a sinistra), l’appendice marina di Cesena aveva tutta un’altra aria: rustica, paesana, romagnola. L’ho vista per la prima volta in quest’occasione e posso dire che Via Ferrara mi ha intimidito… luci, motorini, negozi, alberghi, tra lo sgangherato, il popolare, lo chic e il pacchiano. Lasciate qui la macchina e infilatevi nella piccola traversa di via Carducci e il regno di Cammerucci si parerà davanti a voi. C’è il bar Lido e il relativo hotel la cui hall dovrete attraversare per abbandonare definitivamente il riviera lifestyle ed accomodarvi, se la stagione lo permette, nel dehors, cinto di piante e coperto da strani teloni con motivi che fanno un po’ Pocahontas. Ah, il cell mi ha abbandonato sul più bello… perdonatemi per le foto.

Il rancio:

Ho optato per il gran menù di pesce, 6 portate, 60€. La carta dei vini si apre con le birre della Paul  Bricius & Co., una birreria artigianale di Ragusa. Con il pesce propongono la Special Ale (14€ la 75cl, 11€ su inboccaalluppolo.com) e io mi fido. Si rivelerà una birra un po’ strana, moderatamente luppolata (e quindi poco amara, per dirla in italiano), tuttavia i 6° alcolici si fanno sentire. Si parte.

 

Leccia cruda con rabarbaro in agrodolce

 ää1/2

Angolo del secchione n°1: la leccia è un pesce simile alla ricciola. La leccia è azzurrina, la ricciola color carta di Mon Chery. E’ un carpaccino classico, buono il pesce, delicato l’olio, non invadente il rabarbaro. Un aperitivo leggero, andiamo oltre.

 

Pescatrice cruda con panzanella di burghul

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Angolo del secchione n°2: il burghul è un grano macinato tipico della cucina araba, somiglia un po’ al cuscus. Doppia suggestione etnico-marchigiana per questo piatto… abbiamo già parlato del burghul, altrettanto interessante la parte agra del piatto data dal pomodoro acerbo, tipica, in alternativa ad un spruzzata di aceto nel soffritto, dei brodetti di quelle zone.

 

Fiori di zucca ripieni di orata con salsa cruda di pomodoro

ää

Nonostante i cubetti di zucchina, risulta un po’ monotono in termini di consistenze e il 3°-4° fiore sembrano già “di troppo”. Il ricco sapore dell’orata potrebbe permettere più audacia nella salsa.

 

Maniconi con erbette di campo, mazzancolle e sogliola arrostita

äää1/2

Qualcosa di più interessante della sua apparenza di pasta col pesce. I manicomi, tenuti indietrissimo in cottura se la giocano quasi come parte croccante del piatto tra i sapidi filetti di sogliola e la dolcezza delle mazzancolle. Aggiungete abbondante puccina, e voilà, il piatto che vale il viaggio.

 

Spiedino di palamita con melanzana e mentuccia

äää

Al di là della qualità del pesce, stupisce la consistenza delle melanzane, fondenti anche nella buccia.

 

Bavarese di cioccolato bianco con cuore pralinato, salsa all’arancia e fave di cacao

äää

Ma avete letto cos’è? Un dolce sontuoso, di grande equilibrio e delicatezza inaspettata. L’aerea spuma di cioccolato bianco si concede con gran lussuria alla mandorla e all’arancia, con mia grande soddisfazione.

 

Gli optional

C’è la carta delle acque e quella dei caffè, se volete assaggiare qualcosa richiedetele o accontentatevi dell’acqua purificata e del caffè standard.

I formaggi di San Patrignano sono stupefacenti: provate l’esauriente selezione, dallo squaquerone al fossa.

 

Giudizio itadakimasu

äää

Un punto di riferimento in riviera, prima di lasciarvi andare al trendy passate di qui.

 

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6 Settembre 2006

Chi si laurea con me?

E’ dura, periodo di esami… ne mancano pochi, e comincio a organizzarmi: dopo un amichevole colloquio col prof. Simonelli, ecco il progetto per la mia tesi!

"Storia del giornalismo gastronomico in TV: da Fazzuoli al Gambero Rosso Channel"

Io volevo partire da Soldati, ma qualcuno aveva già reso omaggio al Maestro, così il programma concordato parte dal baffuto conduttore di LineaVerde al debutto sul satellite di Bonilli e compagnia. E in mezzo? Eat parade, TG5 Gusto, Melaverde, LineaBlu, Pianeta Mare, Mondo Agricolo… e perché non Porta a Porta nell’ormai tradizionale presentazione annuale delle guide? Ovviamente, visto che sto facendo questo post, sono qui per accettare consigli: c’è un programma che vi ricordate? Una lettura sull’argomento? Uno spunto di analisi? Vostro cugino è sposato con la sorella del cognato del figlio di primo letto della zia di Raspelli e potete farmelo conoscere? Io Mercoledì porto una bozza del progetto, fatevi sotto!

 

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