
La gastronomia è piena di storie, leggende metropolitane o no, su chef burberi, perfezionisti, maestri severissimi che terrorizzano i loro sottoposti. Da un Nino Bergese che manda il giovanissimo Marcattili a lavorar per campi fino ai piccioni, evidentemente non cotti a dovere, che volano nella cucina di Gianfranco Vissani. Ma tant’è, evidentemente il metodo Montessori ai fornelli non è il metodo più adatto a tirar su i virgulti, e Antonino Canavacciuolo è qui per dimostrarlo: ancora tredicenne, racconta Edoardo Raspelli, subiva le “angherie” del suo maestro che gli inculcava i primi rudimenti a pizzicotti sulle braccia, finchè non se le ritrovava blu. E chissà quanti ne ha presi… uno per la leggerezza eterea della sua cucina, uno per la mano santa che si ritrova per le parti agre dei piatti, un altro per la capacità di rendere una salsa apparentemente greve, come un caramello al frutto della passione, l’accompagnamento ideale per una triglia…
Tony, come si firma, è nel frattempo cresciuto in classe e stazza (ma a Vico Equense li fanno con lo stampino i cuochi?), fino a ritrovarsi con una stella Michelin davero striminzita. Concludo le mie farneticazioni con un pensiero privato: tra le suggestioni mediterranee di Canavacciuolo ho trovato una mia personalissima madeleine. Una grande emozione, ve ne parlerò al momento giusto.
La vittima:
Ristorante Hotel Villa Crespi
Via G.Fava, 18
28016 - Orta San Giulio (No)
Tel. +39.0322.911902
Fax +39.0322.911919
Degustazioni a 65, 80 e 90€, sugli 80 alla carta.
Colonna sonora itadakimasu: Symphony X - Evolution (The grand design)
www.hotelvillacrespi.it
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| Uno scorcio dello splendido giardino |
La Location:
Un posto strano, Villa Crespi. Un palazzo moresco, in Piemonte, dove i sapori vengono dal sud Italia. Ma a chi è venuto in mente di far spuntare un minareto o Orta San Giulio? L’idea fu di Cristoforo Benigno Crespi, innamorato della Baghdad da dove importava partite di cotone. Con qualche manovra di finanza geniale per l’epoca, che oggi chiameremmo insider trading o bancarotta fraudolenta, si ritrovò nel 1879 con abbastanza liquidi per crearsi la sua enclave orientale. Il contatto decisivo con la Campania arriva con l’ultimo proprietario, l’avvocato sorrentino Raffaele Esposito, che ha adibito Villa Crespi a hotel. Che dire, un posto davvero magico: chissà se il buon Cristoforo si fosse ritrovato in Puglia piuttosto che in medio oriente… ce lo vedete un trullo piemontese?
Il Rancio:
Per 90€ ho optato per il “Fuori Pista”: dieci assaggi di Canavacciuolo a mano libera… iniziamo!
Tartare di salmone con uovo di quaglia croccante, panna acida ed erba cipollina
2/5

Un servizio classico, delicato nel condimento. Si resta sul pianeta terra. Per ora…
Ostriche, caviale e champagne
2/5
Non ha bisogno di presentazioni ma, paradossalmente, il piatto meno interessante del menù. Meno interessante, non meno buono…
La seppia nella usa completezza
3/5
Ecco, ora si comincia a giocare “in casa”, e Antonino non lo ferma più nessuno: sul fondo di gelatina di nero (un po’ difficile da tirar su), la tartare, equilibratissima e profumata, e i tentacoli appena spadellati con aglio, olio e peperoncino. Due grissini al nero per decorare.
Spiedino di scampi e capesante con cipolla saltata al limone e concentrato di mela verde e sedano rapa
3,5/5
Mi ricorda un po’ il lavoro di un altro chef girovago del nostro sud, Gaetano Trovato del ristorante Arnolfo di Colle di val d’Elsa. Fragranti le “bestie” che la cipolla insospettabilmente lega alle parti agre in un divertente rincorrersi nel palato di profumi di frutta e verdura.
Ravioli di gamberi di Sicilia crudi, essenza di insalata di pomodori e caciotta fresca
3,5/5
Vi parlavo della mia madeleine, eccola. Quando ero molto piccolo, l’estate la passavo dalla bisnonna, a Bagnara Calabra e l’insalata di pomodori era un rito quotidiano. Cipolla rossa, basilico, olio e una spolverata di sale tutto preparato con leggero anticipo in modo che i pomodori buttassero l’acqua e facessero un abbondante sughetto. Per ovviare al fatto che, come tutti i bambini, non mangiassi verdura, la mia mamma mi serviva grosse fette di pane “imbunate” (inzuppate) in quella puccia. Così, sorbendo questa essenza di insalata di pomodori, per un attimo è apparsa una tovaglia cerata a quadrettoni rossi, i portatovaglioli di peltro con la frutta in regalo col nesquik, e il mare… beh, a quello ci pensava Tony, che non ringrazierò mai abbastanza. Oltretutto, cosa può fare un povero chef per migliorare un sogno? Metterci dei ravioli di gamberi crudi, ciccioni, carnosi, di un bel rosso vivo che si intravede dalla sfoglia… mi fermo qui.
Linguine di Gragnano con calamaretti, salsa al pane di Coimo
4/5

Azzardo un’interpretazione: la nevicata di croccante pane grattugiato fritto (o abbrustolito) tipica delle paste con le acciughe, con i calamaretti si trasforma in una salsa morbida, che abbraccia lasciva pasta e cefalopodi. Il meglio del sud e il meglio del nord: pasta di Gragnano e pane di Coimo, un antichissimo pane nero di segale tipico di Druogno. Il miglior piatto di pasta secca mai mangiato?
Triglia di scoglio, caviale di melanzane e frutto della passione
3,5/5
In questo piatto la magia di Canavacciuolo si manifesta: non basta solo alleggerire il caramello con un frutto un po’ acido, per non fargli ammazzare una sapida triglietta. Già, ma cosa ci vuole? Chiedetelo a lui…
Quaglia e animelle con salsa al curry, patate blu e cialda all’aglio dolce
3/5
Un bel gioco intorno alle consistenze delle due carni, e un confronto tra un accompagnamento etnico in versione classica (salsa al curry), e uno tradizionale in versione destrutturata (cialda all’aglio).
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| Il freschissimo pre-dessert: da destra panna cotta con granita al caffè, spuma di zabajone con composta di arancia, gelatina di birra con granita di gazzosa e cacao amaro: ah, i ricordi dell’oratorio… l’arcobaleno a tavola è compreso nelle friandise. |
Soufflé ghiacciato al limone e composta di rabarbaro
3/5
Così leggero da sollevarmi dal tavolo, profuma di limone e basilico da lontano.
E per finire, i celebri babà e sfogliatelle di Canavacciuolo

Giudizio itadakimasu 4/5
Un posto in cui tutti dovrebbero concedersi una gita, prima o poi. La location l’avete vista, il servizio è quello delle grandi occasioni e la cucina, pur d’autore, resta sempre intelligibile, schiettamente golosa, senza troppe involuzioni cervellotiche.
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Scritto da massimo de marco alle 16:01, in Ristoranti
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