Giovani e gastronomia: un post di commento

Prima di tutto un grazie a Tommaso Farina, grazie per gli auguri e per la speranza che ci sia posto anche per me. Grazie a Liloni i cui complimenti contano e gli lancio una minaccia: se e quando avrò abbastanza voce in capitolo per proporre qualche locale, alla Trattoria Pegaso sarà dedicato lo spazio che merita, quindi in campana! Per quel che riguarda solo me invece, terrò d’occhio le sorti dei tuoi maialini, che appena sono pronti… Vabbè, chiusi i convenevoli, ecco il problema. Sul numero 7 di RistorArte dipingo uno scenario desolante riguardo il rapporto giovani gastronomia. Totale ignoranza e disinteresse, incapacità cronica di riconoscere la qualità e relativo sperpero dei poche euro che hanno (abbiamo? Sono giovane anch’io?). Mi ha risposto nel commento il signor Erto Balini (mumble mumble…):
Beh, di giovani che amano la buona tavola, fatta di ingredienti VERI e cotti a dovere, ce ne sono!
Saran–no pochi, ma il compito più importante è coinvolgerLi motivandoli alla ricerca e alla sperimentazione piuttosto che dire:-
Cari ragazzi, non sapete mangiare!…quindi, nemmeno cucinare.
Conosco una frase che dice:- aiuta il prossimo.
E che continua:-..prossimo giovane che ha qualche umile qualità e, molto probabilmente, può conservare ed evolvere quanto di buono finora un personaggio come Aimo e/o pochi altri hanno creduto e trasmesso.
Bon per chi ha gli anni giusti per esprimersi ancora a lungo.
Può essere, e faccio un applauso al signor Balini, che si prefigge questo ambizioso obiettivo. Io però, da bravo pessimista nei confronti della gioventù rincoglionita mia coetanea, penso due cose:
1) Questi giovani buongustai sono meno di quanti sembrano. Sapete Perché? Perché…
2) Vanno solo dove tira il vento. Un sacco di fighetti parlano del Gold di Dolce & Gabbana, del Giannino dei milanisti o delle Robinie di Coppola, e magari ci vanno pure, ma solo perché quest’anno va così. Una volta s’andava al Nottingham Forest a bere i cocktail con i bacherozzi perché andava così, poi è arrivato il trend Giapponese e allora sushi surgelato per tutti, la stupidità non ha mai fine. C’è di buono che chi sceglie le Robinie si ritroverà a mangiare divinamente, non solo piatti di tendenza a prezzi esorbitanti (ma come, non giravano pochi soldi? Ah, ma per D&G si trovano…), c’è quindi più speranza che da lì esca un nuovo "adepto" e non un’altra banderuola chiacchierona. E voi che dite? Liloni, com’è la sua clientela? Quando la "bolla gastronomica" scoppierà, resteranno solo vittime o anche qualche sopravvissuto?
Confidate nella CULTURA alimentare, e non nella moda alimentare…



Il “Giannino dei milanisti”, appena fu aperto, dava da mangiare assai bene, anche se con qualche difettuccio. Purtroppo, appena un mese dopo, un’altra visita ha evidenziato una involuzione un po’ preoccupante, oltre che una clientela assai poco educata.
Scritto da Tommaso Farina, il 4 Dicembre, 2006 at 13:55