itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

Archivio di Gennaio 2007

20 Gennaio 2007

“Seguite il crostaceo svolazzante”… il Gambero di Calvisano

La mia opinione è che Antonio Gavazzi sia o una specie di eremita della ristorazione, o un patron estremamente coraggioso. Il suo Gambero se ne sta lì, in quel di Calvisano, accoccolato nel suo rosso carapace, completamente refrattario a qualsiasi influenza esterna. Nessun trend, nessuna ispirazione (imposizione?) estera, sotto nessun punto di vista. Pensiamo all’arredamento: siete stati in un qualche locale aperto o rinnovato di recente? Allora vi sarà capitato di imbattervi in quello stile architettonico che ho chiamato cottage-ospedaliero-zen, termine che, credo, sia abbastanza autoesplicativo. Beh, niente di tutto questo per la famiglia Gavazzi ma arredamenti classici, cornici dorate, colonne, archi, abat-jour. Un esempio culinario? Tra gli stuzzichini di benvenuto, vi potrà capitare di assaggiare la spuma di ventresca di tonno. Spuma? Sì, ma niente sifone; spuma qui è la traduzione di mousse, nella sua accezione più classica, morbida, vellutata e, vivaddio, grassa e consistente. Su tutto poi, classe infinita. Magari per un neofita potrà sembrare un locale un po’ sborone ma Antonio, in un gessato impeccabile dai candidi polsini inamidati ben in vista, saprà farvi sentire come il commendator Camillo Zampetti per tutta la durata della vostra permanenza.

 

La vittima:

Ristorante GAMBERO

Via Roma, 11

25012 Calvisano (BS)

Tel.:030968009

Menù degustazione a 78€ vini inclusi, 70 senza. Alla carta qualcosa meno

Colonna sonora itadakimasu: David Lee Roth - Just a gigolo

La location:

Sono passato tre volte davanti al Gambero, e non me ne sono nemmeno reso conto. Certo, c’era quel grosso gamberone rosso che mi penzolava sopra la testa, ma i miei occhi erano distratti da tutte le altre insegne al neon, trattoria di qua, bar di là, per l’aspirante due stelle Michelin invece, nisba. Altro segno dell’immensa eleganza e stile con cui da 150 si manda avanti questo progetto. Comunque, il centro storico di Calvisano è un mini paese nel paese, stretto tra le due imponenti porte d’accesso al vecchio castello intorno al quale si sviluppa. Parcheggiate evitando le zone col disco orario e seguite il crostaceo svolazzante.

Il rancio:

Vi racconterò del menu degustazione, servito dopo questa bella accoglienza:

Gamberi di fiume marinati, spuma di ventresca di tonno, crema di patate con pancetta croccante… decisamente benaugurante.

Capasanta con crema di topinambur (6)

Buonissimo, ma manca decisamente una parte croccante: due granelli di sale, una cosina così.


Paté d’anguilla e aringa affumicata con confetture di cipolle rosse (7,5)

Armonia, tecnica, sapidità, tipicità tutte in un piatto. Il paté va giù che è una meraviglia, l’aringa è saporosa ma non invadente, la confettura, ben profumata di limone, mette tutto sui binari giusti.

Risotto con punte d’asparagi (8,5)

Non fatevi ingannare dal nome apparentemente scialbo. Un risotto assolutamente perfetto. All’ondissima ma ben legato, mantecato con formaggi opportunamente delicati, i chicchi sono ben al dente e la mantecatura estrema. Tanto grasso, cremoso, profumato burro e altrettanto olio di gomito. All’altezza della sua fama.

Capretto da latte al forno con polenta (8)

Un piatto da andare a confessarsi dopo averlo mangiato. Carne rosa tonalità mortadella, pelle croccante e lucente di burro ancora spumeggiante, grasso fondente, un intenso profumo di rosmarino… un peccaminoso tentativo, peraltro perfettamente riuscito, di piegare i commensali ai piaceri della carne. Non so come ho resistito all’impulso di afferrare tutto con le mani. In ogni caso, dopo mi sono state portate delle salviettine per pulirmi le mani. Come dire: noi non ti diciamo di azzannare tutto come un troglodita, però se lo fai non è un problema. Birichini, birichini…


Composizione di formaggi con pane ai fichi e uvetta


Di ispirazione piemontese-gardesana, con una puntata in Francia. Tutti ottimi, ma serviti a temperatura frigo. Occhio, che c’è la seconda patacca Michelin in ballo, non fatevi fregare a ’sto modo…

Composta di castagne al rhum (6)

Viste le generose porzioni dele altre portate, il dessert in degustazione è giusto un assaggio. La pasticceria è abbondante ma, bisogna dire, il capitolo dolci non è all’altezza del resto.

Creme Brulé al pistacchio e crema di vaniglia e fragolina


Irish Coffee in gelatina



Considerazioni finali
Un grandissimo locale come ce ne sono pochi, classico (che non è una brutta parola), elegante, un monumento. Potremmo dire il migliore della zona, ma l’ombra di un certo Philippe Leveillé incombe…
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Il futuro dei JRE è nero

Suppongo che, dato il titolo, vi aspettiate una analisi fredda e impietosa delle scelte strategiche della sezione italiana dei Giovani Ristoratori d’Europa, no? Ma per chi mi avete preso, per un giornalista serio? O meglio, per un giornalista? Ma daaaaaaaaiiiiiii… parlavo di questo:

La nuova veste grafica della guida 2007! Una super anteprima Itadakimasu (o di chiunque abbia abbastanza faccia da culo da chiedere)
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16 Gennaio 2007

ViaggiatoreGourmet e Itadakimasu: La Fermata raddoppia a Spinetta Marengo…

Povero Riccardo Aiachini, sicuramente quel giorno aveva proprio altro a cui pensare. La Fermata si è appena spostata a Spinetta Marengo, in un bel complesso ricavato dalla vecchia cascina Bolla ristrutturata all’uopo e i lavori ancora fervono… ci vorranno tre tentativi per trovare l’entrata ma alla fine riusciamo e bisogna dire che si sono sistemati proprio bene: tutto è candido, immacolato, odora ancora di vernice; dalla vetrate si scorge un amplissimo giardino che farà ben sperare in un dehor per la bella stagione. Il viaggio per il tavolo si rivelerà insolito ed interessante: partiti da una tecnologica “accettazione” ben fornita di letteratura di settore, incappiamo in una statua di un nano rosa shocking con una romboidale testa gialla. Gli diamo fiducia, e la porta della sala si apre da sola. Qui un’enorme ricciola (credo, non ho fatto in tempo a fotografarla e vado a memoria) campeggia troneggiante su un vassoio e, quasi quasi, mi sarei aspettato che parlasse. Forse voleva, ma aveva la bocca legata alla coda… vabbè, tanto si mangerà, no? Se poi l’hanno messa lì come messaggio subliminale per convincere gli avventori a provare il gran menù di pesce, l’operazione è riuscita, almeno per quanto ci è riguardato. Ci? Entriamo? Diamo? Plurale maiestatis? In un certo senso sì, la sorte ha infatti voluto che La Fermata fosse il luogo scelto da me e ViaggiatoreGourmet per un incontro fisico. Un evento mediatico che Tomas Milian mi aiuta a definire e interpretare: “Du’ sfaciola cazzi da gniente…” Eccoli! (La foto è sua)

L'immagine “http://www.claudio.com/Immagini_Blog/LaFermata/massimoclaudio.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Claudio è veramente una macchina da guerra. Vulcanico e iperattivo, sforna idee a getto continuo  e ve ne accorgerete (sì, è una minaccia). Le sue opinioni sono sempre forti e dirette e per farvi capire il tipo, ecco la sua prima frase appena ci siamo seduti: “Certo una stiratina alle tovaglie potevano pure dargliela, eh?”. La vittima, sono solito scrivere. In questo caso è un termine particolarmente azzeccato…

 

La Vittima:

Ristorante La Fermata

Via Bolla, 2
Spinetta Marengo (AL)
Tel. 0131.251350
http://www.lafermata-al.it/

Ci sono tre menù, piccolo, grande e di pesce rispettivamente 50, 60 (grosso modo anche il prezzo alla carta) e 70€.

Colonna sonora itadakimasu: Flock of seagulls – I Ran (So far away)

 

La location:

Sull’ambiente mi sono già dilungato nella intro, quindi vi darò qualche informazione di servizio. A 6 km da Alessandria, è un luogo chiaramente attrezzato per banchetti e ricevimenti: ampio parcheggio fuori e dentro, diverse sale, possibilità di pernottamento. Insomma, hanno fatto un bell’investimento per una bella struttura… bla bla bla. Se magna? La cucina è all’altezza… vediamo.

 

Il rancio:

Acqua di mele, mele fresche, ostrica, caviale e spuma di Monterosso (4,5)

 

Ma che mania gli è venuta mo’ alla gente di fare ostriche e frutta? Dolciastro e pescioloso, se la mela doveva dare un equilibrio agro, è meglio rivedere il concetto.

 

Crudo di ricciola, fegato d’oca, gambero rosso di Santa Margherita crudo, sale affumicato  e verza croccante (6,5)

 

Va già meglio. I crudi di pesce sono ineccepibili e si intravede già una delle caratteristiche peculiari della cucina dell’Aiachini: l’attenzione per il sale (i sali) che qui dà un bel tocco iodato e aromatico. Manca solo un filo conduttore al piatto… non è una composizione di pesce, non è ricciola accompagnata da gamberi, né gambero accompagnato da ricciola…

 

Calamaro ripieno delle sue teste mantecate con un centrifugato di finocchio e tartufo nero (4,5)

 

Ahiahiahi mi tocca fare il rompiballe e introdurre un altro leit motiv del menù: la parte liquida dei piatti, in questo caso un centrifugato di finocchio che nulla ha dato né tolto al risultato finale. Del ripieno ricordo solo l’aglio e l’utilizzo a crudo del tartufo nero mi ha lasciato un po’ perplesso…

 

Ravioli di gamberi crudi in brodo di gamberi e spuma di ricotta nostrana con sale Maldon affumicato. (7,5)

 

Parlando di piatti liquidi, certi vanno, altri no. Questo è andato, e pure molto bene. La pasta è bella croccante sotto i denti e azzannare il gambero intero è sempre un’esperienza molto sexy… opterei per una ricotta ci capra per equilibrare il dolciastro.

 

Trancio di branzino e trancio di ventresca di tonno appena scottata in padella, con una schiacciata di patate all’olio extravergine di oliva. La melanzana Baby Perlina del Ragusano. 3 Sali; Maldon al naturale e affumicato e sale rosso delle hawaii. In accompagnamento Fegato della rana pescatrice sullo scalogno caramellato (7+)

 

Grazie a VG per il copia e incolla del verboso titolo… allora, il piatto è ricco, vediamo un po’ di districarci. Com’è il branzino? Non impeccabile in cottura ma questa Pescheria genovese da Nanni citata in carta sembra essere un’ottima alleata. Il tonno? Meglio, ma lo strano taglio per tutta la lunghezza della fibra mi ha trovato un po’ impreparato così ho risolto facendo come Fantozzi con il tordo: in bocca tutto intero. Mi sono fatto però una bella cultura sui Sali: sorprendente il rosso Hawaiano, colorato da un’argilla vulcanica. Il miglior boccone è certo il fegato di pescatrice, un’ottima e croccante panatura intorno al fegato praticamente fondente. 

 

Soufflè ghiacciato all’ananas (6/7)

 

Un rinfrescante pre-dessert e un eco di Cannavacciuolo… non è il primo: i ravioli di gamberi crudi col formaggio fresco già mi avevano dato un flash, il dolce di VG sarà un babà e il quadro si completa. Niente di male per carità, a mettersi sulla strada del buon Tony ci si può solo guadagnare, no? Avanti così!

 

Ravioli di pasta di mandorle in acqua di sambuco e ghiaccio di rabarbaro (5)

 

Aridaje con le acquette, vabbè, me lo sono scelto io, ma quando vedo pasta di mandorle non resisto… i sapori “d’accompagnamento” si percepiscono appena e la mandorla, sostenuta dall’amaretto non trova contrasti e i ravioli hanno una consistenza strana, né croccanti né morbidi. Boh.

 

Considerazioni finali

Che dire, alti e bassi. A leggere le guide sembra chi piatti forti siano altri e la recente riapertura  e la scelta del pesce, ingrediente molte volte “imprevedibile” in termini di fornitura, mi inducono  pensare che esista una versione più meditata della cucina di Aiachini, anche per questo un secondo passaggio sarebbe dovuto. Ok se siete in zona e cercate una cucina poco impegnativa a livello digestivo. Ovviamente c’è chi è meno cazzaro di me, sentite l‘opinione del sempre all’erta ViaggiatoreGourmet.

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5 Gennaio 2007

Birra, JRE, Bolasco… e Malga Panna

Ne avevo già acennato qualcosa nella rece del Molin: il problema è il tanto (giustamente) decantato “birrino” che Bolasco ha deciso di attribuire nella sua guida ai ristoranti “attenti alla cultura della birra”. In Italia sta nascendo un movimento, questo ormai si sa, e i ristoratori più lungimiranti non sono stati a guardare, così come il bonario Marco ha colto la palla al balzo e ha istituito questo nuovo “award”, complice la sua passione per la materia, e fin qui tutto bene. Ora passiamo alle dolenti note. Si tratta soprattutto di assenze, sviste, o, come la penso io, birrini dati d’ufficio, al di là dell’effettiva attenzione alla cultura di cui sopra. Vediamo un po’… del Molin ho già parlato, pensiamo alle Robinie di Montescano: birre artigianali italiane, birre belghe prese là direttamente da lui (o così mi ha raccontato), birrino zero. Andiamo a Rimini, all’Acero Rosso… selezione ampia delle birre di Teo Musso, birrino zero. Tutti i JRE hanno invece il loro bel boccalino rosso in virtù dell’accordo con Assobirra. Ma questo cos’ha garantito? Boh. Un loro accolito mi ha detto che la birra più ricercata fornitagli è la Chimay, praticamente l’unica trappista da supermercato. Se al LidoLido erano già avanti proponendo le birre Paul Bricius di Ragusa, guardando ai JRE futuri, saltano all’occhio strane incongruenze: L’Antica Trattoria Monte Costone vince il premio carta delle birre per l’Espresso e per il gambero nisba? Mmmmm… Tutta questa intro per raccontarvi della Malga Panna di Moena. Qui la birra mi è stata servita con un certo disinteresse, ma non ne faccio certo una colpa a loro. Se a uno della birra non gliene frega niente, è inutile fargli calare la lista dal cielo perché il vento tira da quella parte… mi ricordo un’intervista a Ciccio Sultano su BarGiornale (o Mixer, sto andando a memoria) in cui si dichiarava esplicitamente ostile all’adozione di birre nel suo locale: diceva che avrebbe avuto problemi con gli abbinamenti, con la cantina, liberissimo, per carità. Ora, ricordando che è un JRE pure lui, secondo voi l’ha avuto il birrino? Bravi…e ora la vittima, il ristorante della famiglia Donei, stella Michelin della zona, fresco vincitore del premio a Golosaria per i “Locali che resistono”.

La vittima:

Malga Panna

Via Costalunga, 29 Moena Frazione Sorte

0462/573489

www.malgapanna.it

Chiuso Lunedì, sempre aperto in stagione. Ferie a Maggio, Giugno, Ottobre, Novembre

Si spendono sui 60€

Colonna sonora itadakimasu: Blind Guardian - Mordred’s song

La location:

La Malga Panna bisogna conquistarsela. La frazione Sorte si raggiunge risalendo il Latemar seguendo una stradina ripida e serpeggiante quindi occhio: se non avete le catene o non vi fidate dei vostri riflessi dopo mangiato, lasciate la macchina a Moena al parcheggio Navalge e chiedete di farvi portare su dalla navetta gratuita. Certo, se non siete delle poltronate vesciche di lardo come me potete pure farvela a piedi, varrà certo la pena raggiungere la malga dello chef  Paolo Donei e gustare le sue interpretazioni della cucina trentina, rifinita con mano rispettosa e felice, alleggerita e resa sempre “easy” anche per i palati più delicati.

Il rancio:

Chiesta una birra rossa artigianale (la carta delle birre non c’è), mi viene servita una Theresianer Special Ale. Niente bottiglia, niente schiuma. Ma se avessi chiesto un vino?

 

Dopo una ricca intro di Terrina di pollo e fichi con spuma di ricotta, cominciamo a mangiare:

 


Cosciotto e tartare di capriolo con caprino, erba cipollina e consommè di peperoni (8)

Dopo il pollo, Paolo Donei dà il meglio di sé interpretando una carne ben più impegnativa… il cosciotto ha una consistenza fondente data da una cottura lieve e perfetta, la tartare  restituisce con semplicità il sapore della carne cruda e il bicchierino di consommè caldo rende un piatto tutto sommato fresco, adatto alla neve che cade fuori.

 
 

Zuppa di sedano e olio del Garda con tortelli di polenta e Puzzone (7)

La classica accoppiata polenta e puzzone è rivista in chiave pasta ripiena e sgrassata dalla zuppa che, sorprendentemente, non soccombe con un formaggio così importante. Al centro c’è un tortino di chips di patate e Gorgonzola: una bella citazione della nota gastronoma Federica Ridolfi che ci consiglia di provare il più famoso erborinato d’Italia (ad esempio) col sedano.

 L'immagine “http://www.panorama.it/panorama/statici/homegenerale/img/ridolfi130406.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
 

Il maialino si fa in tre (6/7)

Costoletta al vapore, pancetta al forno (perfettamente sgrassata) e filetto avvolto nello speck. Il contorno è lo stesso per tutti (spinaci e puré), ma ogni parte è ben valorizzata.

 

 
Fondente di cioccolato, crema bruciata alle fave di cacao, crema al tabacco e parfait di noci caramellate (8+)

Un dolce per gente che fa sul serio. Al di là della libidine che il cioccolato può portare, è un viaggio completo e complesso all’interno del bouquet del cacao (cru Guanaja della Valrhona), in cui sono riproposti il tabacco e la frutta secca e la crema diventa sostituto del burro di cacao realizzando una specie di cioccolato scomposto insieme alla fava. Ma voi non state lì a farvi tante seghe mentali e affondate il cucchiaio.

 
Giudizio itadakimasu

7+

Tappa obbligatoria se passate da queste parti e direte finalmente addio alle cofane di polenta…

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1 Gennaio 2007

Per capodanno spilliamoci una birra…

Sì, ma quale? Un’ottima Malheur belga, magari la brut metodo champenoise…

Che poi, tutto ’sto sbattimento per portare le bottiglie in Francia se lo potevano pure risparmiare: se se le facevano fare in Franciacorta forse si evitavano la causa da 200000 euri con la Veuve Cliquot che ha accusato il povero birraio (un migliaio di ettolitri l’anno: uno sputo della Cliquot?) di plagio del packaging. Vabbè, testate la vostra abilità di spillatori col simpatico giochino della spina e buon anno!!!

http://www.malheur.be/tapgame.php?l=francais

E ricordate: inclinate il bicchiere ma non troppo, e raddrizzatelo in tempo per formare la schiuma….
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