A Cesenatico fiorisce una Magnolia…

In occasione di Pianeta Birra 2007, evento di cui metterò qualche flash più avanti, trovandomi sulla riviera romagnola, non avevo più scuse per evitare il Magnolia. L’Acero Rosso, dopo 15 anni di onorata carriera ha chiuso, Lidolido è già stato “mangiato”, Locanda Liuzzi pure (prossima volta che passo da Cattolica dovrò passare pure dal Carducci 76), era ora di testare il giovane Alberto Faccani, JRE erede di Cammerucci in quel di Cesenatico ora che l’ottimo Vincenzo ha dovuto abbandonare l’associazione per raggiunti limiti di età (tranquilli, nessuno si prende pedate nel di dietro, in questi casi si diventa soci onorari). Non che cercassi scuse, in realtà: essendo l’unica opzione del mazzo a non avere una proposta di carne, me lo sono serbato per un’occasione senza morosa, intollerante al pesce… blablabla avete notato che questa intro manca di mordente? La colpa è tutta del Magnolia e del suo staff: la serata è passata via così liscia, lineare, perfetta nei tempi e nei modi, che mi ritrovo senza aneddoti imbarazzanti, episodi tragicomici, perfino la citazione di Gigi e Andrea a Cesenatico me la sono già giocata per il Lidolido. Vabbè, concludo dicendovi che Alberto ha studiato da Cavallucci della Frasca di Castrocaro e all’Enoteca Pinchiorri e tutti hanno fatto un ottimo lavoro.
La vittima:
Ristorante Magnolia
Via Nino Bixio, 3
0547/81598
Chiuso il lunedì
Degustazioni a 65 e 55 euro, alla carta si spende più o meno lo stesso
Colonna sonora itadakimasu: Depeche Mode – Just can’t get enough

La location:
Un raffinato cubettone di vetro lungo il porto canale di Cesenatico, 40 coperti, luce soffusa ma, grazie al cielo, non soporifera. Ci si sente subito a proprio agio soprattutto dopo che avranno portato il diabolico cestino del pane (non a caso scelto come foto di rappresentanza)… le focaccine col pomodorino pendolino restano tra i miei più vivi ricordi: ho dovuto cominciare a scacciare dal mio tavolo i poveri cristiani che volevano rabboccarmi il cestino. Dovevo scegliere. O loro o il menu Magnolia.

Il rancio:
Dalla carta delle acque, ho scelto la Hildon, un’acqua inglese i cui valori di mineralità mi sembravano un buon compromesso per quello che mi aspettava.

Per chi non si è studiato il libro di Vaccarini ci vorrebbe magari una carta un po’ più esplicativa, i prezzi sono abbastanza allineati con le altre che mi è capitato di leggere, 4/5 euro per le italiane, 6 per le straniere. A proposito di carte, oltre a una di distillati, potrete dare un’occhiata anche a quella di caffè, infusi e tisane. Ora però mangiamo, cominciando dallo stuzzichino, crema di zucca, uova di seppia e spuma al parmigiano: sapori netti in un contrasto ben equilibrato.

Crudità di spada con cous-cous di cavolfiore, bottarga e scorzette di arancia (7,5)

Ottimo crudo, giocato sulla perfetta acidità dell’extravergine, mentre la scorza d’arancia dà solo aroma. E una bella fogliona di bottarga ci sta sempre bene, no?
Terrina di sgombro con crema di zucchine, caviale di pomodoro e olive (7+)

Anche qui grandi equilibri tra un pesce dalla presenza forte e gli altri elementi, il caviale di pomodoro, cioè il succo sferificato, dà una bella rinfrescata mantenendo alta l’attenzione del palato con la sua consistenza insolita.
Insalata di polpa di granchio marinato al lime con crema di mais e germogli (6,5)

Decisamente troppi germogli. Non ci sono contrario in generale, è che ogni foglia ha il suo sapore e tutta questa massa distrae un po’ la bocca dal granchio, pur ottimo.
Paccheri con ragù di Canocchie e Mazzola allo zenzero e finocchio selvatico (7,5)

Le canocchie sul tirreno le chiamano cicale, la mazzola nel resto d’Italia è il pesce cappone, un pesce simile alla gallinella. Uno di quei pesci brutti da zuppa, tanto per capirci. Da un’accoppiata così non poteva che nascere un sugo per veri pervertiti della scarpetta (vi ricordate il cestino?). Per equilibrare il dolce, magari sperimentare qualcosa di diverso dal finocchietto.
EXTRA: Capasanta arrostita con cavolo nero e patate affumicate (8+)

Questa me la devono spiegare: come facevano a sapere che tra tutto il ben di Dio che c’è nel menu sentivo proprio la mancanza delle mie amate capesante? E così tra capo e collo mi fanno omaggio di ’sto piattino, un boccone che vale il viaggio? Magari hanno messo un tappabuchi perché il mio tonno si era perso per strada (sono malignoooooo ihihih), ma se è così che occupano i tempi morti, per me possono pure ciccarmi tutti i piatti due volte.
Tonno scottato con peperoni rossi, olive taggiasche e cipolla rossa candita (7)

Super classico interpretato con mano felice e buon gioco di dolce e salato.
Raviolo di yogurt con zuppa di ananas e aria al bergamotto (8)

Interessante già per la presentazione in quella sorta di supposta tagliata per traverso, questo ottimo pre dessert mi sollecita una riflessione. Questo piatto sarebbe buono al di là della sferificazione dello yogurt. Se avesse fatto un fagottino di pasta philo o che cazzo ne so, un raviolo di pasta ripieno di gelatina, l’equilibrio della preparazione non ne sarebe stato compromesso. Ma Alberto è stato bravissimo a sfruttare questa tecnica per dare un qualcosa in più ad un piatto già ottimo, dimostrando per l’ennesima volta che gli spagnoleggiamenti non sono un male a priori, basta usarli con un po’ di criterio, come in questo caso.
Biscotto gelato al mango con spuma calda al cioccolato bianco e succo di frutto della passione (8+)

Quello che ho scritto sopra per la sferificazione vale qui per la spuma. A questo aggiungiamo che si tratta di un dolce divertentissimo da mangiare inzuppando i biscotti nella tazza e ripescando bocconi di perfetta armonia tra il quasi stucchevole della spuma e l’acido del mango e tra temperature e consistenze…
Considerazioni finali
Beh, direi che a Cesenatico stanno in una botte di ferro. Possono scegliere tra un vecchio leone ed un giovane che ha già una mano più che navigata e sono certo che evolverà alla grande, oltretutto circondato da uno staff premuroso ma discreto e dagli ingranaggi bene oliati. Se siete da quelle parti, assolutamente da non perdere.


