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Gastronomia pop contro la crapula

Archivio della Categoria 'Curiosità'

17 Marzo 2007

Grandi birre e grande ristorazione: esperimento alla Credenza di S.Maurizio Canavese

Mi ricordo un episodio successo al tanto vituperato Gold di D&G. Ero in compagnia di VG e Giovanni Grasso, chef della Credenza di San Maurizio Canavese, e uno dei bellocci camerieri in tenuta da marinaretto ci racconta della loro carta delle birre, con l’aria di chi pensa di avercelo solo lui (non diciamo cosa e per chi): "Abbiamo la Beck’s, la Corona, la Bud, la Moretti… in Belgio fanno la birra, sa? Abbiamo la haiuai, aiai, acca ai…". Parlava della HY. Alché uno pensa: tutti bravi a dire che la birra è un mondo da scoprire, che non c’è solo la pizza, che la media gelata è un insulto alla degustazione ecc ecc e poi un consumatore medio che va al ristorante, magari stellato o bi-stellato e trova la carta delle birre del bar 1X2 di Solbiate Olona. Ma che mondo si copre con la Heineken? E’ così che si vuole far cultura? Vizzari può mettere il suo autografo dove vuole, ma se uno esce da un ristorante e ha bevuto la Moretti Zero o la Nastro Azzurro (meeeeooowwww!), non ne saprà certo più di prima, la prossima volta riprenderà il vino e birrai, ristoratori e avventori avranno buttato un’occasione nel… lì, insomma. Detto questo, cerchiamo di passare ai fatti e fare un po’ di vera cultura birraria e di integrarla con una cucina moderna, fantasiosa, ancorata al territorio, nel caso specifico piemontese, dalle soluzioni semplici e intelligenti. Quella, manco a dirlo, di Giovanni Grasso. Tutto è stato fatto alla cieca, noi abbiamo portato le birre e chef, secondo e mugliera hanno assaggiato insieme a noi mentre dalla cucina uscivano le portate… ecco i morti che abbiamo lasciato sul campo:

Da sinistra: Frank Boon Kriek, 3 Fontainen Oude Geuze vintage, Gouden Carolus Classic, Corsendonk Agnus, Malheur brut Cuvee Royale. Ne parleremo diffusamente portata per portata. Ora proseguiamo con la “recensione”, anche se un po’ diversa dal solito. Niente vittime stavolta, bensì…

 

Il collaboratore

Ristorante La Credenza

Via Cavour, 22

10077 San Maurizio Canadese (TO)

011 9278014

www.ristorantelacredenza.it

credenza@tin.it

Rapporto qualità/prezzo ai massimi livelli. I menu degustazione da 6 o 11 portate vengono a via a 45 e 55€.

Colonna sonora Itadakimasu: stavolta pesco tra la musica diffusa in sala, finalmente musica vera e non sottofondi da sala d’aspetto! Level 42 – Lessons in love

 

La location

Lasciata la macchina nell’ampio e gratuito parcheggio della stazione, fate due passi in via Cavour e siete arrivati. Tutto qui si fa in democrazia così ognuno sceglie un po’ delle canzoni della colonna sonora, qualcuno dei quadri da appendere o delle opere da esporre. Tra le due sale, di cui una splendidamente illuminata dalla parete di vetro che da sul giardino, e l’ingresso della cantina, tre tavoli-acquario di forme diverse custodiscono i cadaveri e i tappi di bottiglie che hanno rappresentato momenti importanti per i clienti e lo staff. Chissà se ci finirà qualcuna delle mie.

 

Il cestino del pane… tutto fatto in casa tranne i grissini. Splendidi i cracker al sale grosso e timo e i panini al formaggio con le loro crosticine che spuntavano…

Il rancio

Aperitivo: sformatino di asparagi con fonduta. 

 

Apriamo la nostra Malheur brut Cuvee Royale. Un prodotto unico (almeno finché i francesi non hanno deciso di taroccarla), viene brassata in Belgio e spedita in Francia a subire tutta la via crucis del metodo champenoise. 9°, profumo erbaceo e luppolato, in bocca si sentono lieviti e pesca. Arriverà fino alla prossima portata.

 

Crudo di pescatrice con erbe, limone candito e granita di Tequila e sedano (7/8)

 

Uno splendido crudo, divertente da assaggiare perché offre tantissimi spunti. Nemmeno un’erbetta è messa a caso, ed ogni sapore è nitido, chiaro, presente.

Rombo scottato, finocchio brasato, centriugato di carote e germogli di daikon (7)

Esempio di come Giovanni articola i menù. Prima crudo, poi scottato, poi si vedrà. Intanto apriamo la Corsendonk Agnus, doppio malto d’abbazia rifermentata in bottiglia. 7,5° profumi fruttati e di vaniglia, un ricco sapore di malto e un retrogusto dolce molto delicato che ricorda il miele millefiori e lo zucchero di canna. Proseguiamo col menu.

Capasanta marinata al curry con verdure in tempura (7/8)

La capasanta si puccia nello zabaione ai crostacei e senape o nella salsa agrodolce di aceto bianco e miele, disponibile anche per fare la zuppetta con le verdure

Mangiare con le mani è sempre una figata. Questa frittura poi, non unge né la carta né le mani.

Gambero in pasta kataifi con puré al basilico e succo ridotto di peperoni. (7)

Succulento e croccante, non si può sbagliare.

Arriva la ciccia, stappiamo la Gouden Carolus Classic.

Birra leggendaria che deve il suo nome alla predilezione di Carlo V che l’apprezzava talmente da esimere il birrificio Het Anker dai pagamenti delle accise sulla produzione di alcoolici. Una birra di grande complessità: al naso ricorderà la scorza d’arancia amara, la mandorla dolce. In bocca avvertiremo il curaçao, la liquerizia e il cioccolato e un finale liquoroso e affumicato che ha fatto sorridere lo chef, visto il piatto che ci aspettava:

Pollo nostrano 180 giorni affumicato al rovere con salsa al pepe di Sechuan (8)

Evidente il gran lavoro fatto per trovare un perfetto equilibrio tra l’affumicatura e la carne bianca. Come di consueto il piatto è quasi assente da grassi, la carne è cotta al vapore e scottata solo dal lato della pelle, rendendola croccante.

Ravioli di mozzarella di bufala, salsa ristretta al pomodoro e schiuma di latte all’origano (6/7)

Rinfrescato da qualche goccia di olio Nember, ogni boccone è una piccola caprese.

Agnolotti farciti di salame di Turgia con crema di patate (7+)

Il salame di Turgia è un salume di mucca, equilibrato nel ripieno da patate cotte nella cenere. Sapori forti in grande equilibrio. Con questi due primi sarebbe andata meglio un’altra birra ma, ribadisco, l’esperimento è stato fatto alla cieca. La Carolus Classic sarà l’ideale con la prossima portata:

Risotto mantecato ai formaggi, vitello al timo e polvere di caffè (8)

Ben mantecato, riso al dentissimo, abbondanti puccia e ciccia. Chi ama il risotto non può che togliersi il cappello.

Filetto di vitello con salsa al limone candito e uvetta, puré di ceci e ceci croccanti (7/8)

A sentirne parlare sembrerebbe un piatto un po’ greve, invece è perfettamente armonico.

Momenti di degustazione. Cesare Assolari (camera di commercio belga) racconta…

….Giovanni Grasso ascolta…

… Igor Macchia trinca. ;-)

Il carrello dei formaggi.

Come di consueto opto per i prodotti più hard-core e tentiamo l’abbinamento estremo. 3 Fontainen

Oude Geuze vintage. Tre birre a fermentazione spontanea assemblate e invecchiate.

Delle Lambic bisognerebbe fare una wikipedia a parte, sono bevande antichissime prodotte oggi solo in una zona del Belgio nella cui aria svolazzano i lieviti che fanno fermentare spontaneamente la birra tenuta in ampi tini a contatto con l’aria. Grado alcoolico bassissimo, forte acidità. A inizio pasto stuzzicano l’appetito, a fine pasto sono come l’idraulico liquido e ripuliscono perfettamente la bocca dai formaggi che abbiamo scelto.

Per il dolce proseguiamo con la fermentazione spontantea. Frank Boon Kriek. In questo caso l’acidità non è blandita dall’assemblaggio con lambic di diversa età ma con la macerazione di ciliegie intere.

L’acido butirrico che si sviluppa nella fermentazione delle lambic dà il tipico sentore di siero di latte o omozzarella, qui ammorbidito da un ricco profumo di amarena.

4 Assaggi dolci (8)

In senso orario: panna cotta con frutti di bosco e pasta di meliga, zabaione al rum e caffè, bacio di dama 2006 (il mio preferito!) e creme brulé con meringa morbida.a

Grazie all’apposita confezione, la piccola pasticceria si può portare via per addolcire il viaggio di ritorno…

Considerazioni finali:

Giovanni e co. sono rimasti entusiasti, ed è stato dimostrato che non è con belle parole e birra scrausa che si può fare cultura del prodotto. Un ringraziamento quindi ad uno chef curioso e dalla mentalità libera e aperta. Spero apprezzerà le altre bottiglie che gli ho lasciato e speriamo di poter ripetere l’operazione altre volte.

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1 Gennaio 2007

Per capodanno spilliamoci una birra…

Sì, ma quale? Un’ottima Malheur belga, magari la brut metodo champenoise…

Che poi, tutto ’sto sbattimento per portare le bottiglie in Francia se lo potevano pure risparmiare: se se le facevano fare in Franciacorta forse si evitavano la causa da 200000 euri con la Veuve Cliquot che ha accusato il povero birraio (un migliaio di ettolitri l’anno: uno sputo della Cliquot?) di plagio del packaging. Vabbè, testate la vostra abilità di spillatori col simpatico giochino della spina e buon anno!!!

http://www.malheur.be/tapgame.php?l=francais

E ricordate: inclinate il bicchiere ma non troppo, e raddrizzatelo in tempo per formare la schiuma….
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28 Settembre 2006

Gli chef di New Orleans contro Katrina

Un documentario di 7 minuti in cui i più importanti chef di New Orleans raccontano di come, all’arrivo dei primi, seppur inadeguati, soccorsi, anche chi aveva perso il suo ristorante dava una mano cucinando i propri manicaretti e ora che è tempo di ricostruzione, il cibo faccia da collante tra il passato e il presente. Buona visione.

 

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23 Settembre 2006

Dall’archivio: cavia umana al Combal.0

Le droghe fanno male, e posso darvene prova. Non da quali sostanze fossi annebbiato, fatto sta che un giorno prendo una decisione: prendo un totale ignorante (senza offesa, ovvio) in materia gastronomica, e me lo porto appresso fino a Rivoli, ad affrontare, senza il minimo indottrinamento propedeutico che in un caso come questo si renderebbe necessario, il menù creativo del Combal.0. Ecco l’intro e i dati dell’esperimento…

Nel congresso di Paolo Marchi "Identità Golose", Davide Scabin ha vinto la targhetta BMW (lui magari avrebbe preferito una bella 645 o una K1200R) per la cucina creativa, e direi che è sacrosanto. Cosa succede però quando uno chef viene interpellato -e premiato- sempre per la stessa cosa? Succede che diventa uno stereotipo della sua categoria. Mi spiego meglio: cuoco pazzerello? Moreno Cedroni. Cuoco chic-sborone? Carlo Cracco. Economico? Davide Oldani. Terrone (ovviamente detto con simpatia, io ho origini a Bagnara Calabra)? Ciccio Sultano. Creativo? Scabin. Per carità si tratta di posizioni meritatissime, ma il rischio sovraesposizione-sopravvalutazione c’è sempre, soprattutto a lungo andare. Parlando del Combal.0, e specificatamente del suo folle menù che lo ha reso famoso, ci troviamo poi di fronte a commenti contrastanti e una gita a Rivoli potrebbe trasformarsi in un’esperienza shockante per noi spinti dalla pubblicità. Le varie recensioni amatoriali ve le lascio leggere da per voi, ma per quanto riguarda gli addetti ai lavori, da un premio BMW passiamo a un Raspelli corrosivo:

A leggere certi articoli, c’era da starsene a casa. Come per il Combal Punto Zero di Rivoli, anche la Francescana di Modena sembrava che fosse proprio adatto per i malati di pica, che non è una parolaccia, ma una grave malattia psichiatrica che costringe i suoi ammalati a mangiare di tutto, dalla gomma, alla plastica, al legno, al vetro.

 

E allora che fare? Non sia mai detto che Itadakimasu non sia tutto proteso a dare al suo lettore (e uso il singolare non a caso) un’idea decisa, compiuta. Si dovesse trovare un nuovo modo di recensire i locali. E’ quello che ho escogitato. Ecco cosa farò: preso un esemplare umano totalmente vergine alla gastronomia di livello, lo battezzerò con il "sacro fuoco" facendolo partire dall’esperienza più estrema. Per lui niente cucina destrutturata, sifoni, tataki. Tuttalpiù qualche agone grigliato sbruciacchiato mangiato in uno dei tanti locali-sòla sul lago di Como, fatti per attirare danarosi motociclisti crucchi. Che cosa ci dirà lui dei cyber-eggs? E della Zuppizza? E’ un’occasione irripetibile che non mi farò sfuggire. La sua sarà l’opinione definitiva.

Info sulla vittima le trovate qui

http://losportsecondome.blogs.it.eurosport.com

AHAHAHAHAHAHAAHHAHAHAAHAH!!!!! (Risate diaboliche di Itadakimasu)

Ecco, la rece la trovate qui di seguito, o qui.

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22 Agosto 2006

Una, nessuna, centomila carbonare

Sarà l’essenzialità della ricetta, saranno i gesti e gli ingredienti che rendono la sua preparazione un rituale, saranno le origini storiche incerte (si è diffusa dopo la seconda guerra mondiale: antica ricetta montanara o goloso adattamento delle derrate americane?), fatto sta che la carbonara non ha mai smesso di unire a tavola e dividere in cucina. Mi ricordo un cibidivini su un Giornale di qualche anno fa in cui Antonello Colonna, parlando di chi preparava varianti vegetariane o con lo speck, affermava che “sono degli ignoranti, vanno compatiti ma non imitati” (cito a memoria, qualcuno se lo ricorda?), fornendo la sua essenziale ricetta fatta solo di uovo, guanciale, pecorino e tanto lavoro di polso sulla padella di ferro. Nel recente libro Pasta (Alba Pezzone, ed. Gambero Rosso,18€), Angelina Ceriello, si racconta che la cuoca della Trattoria ‘E Curti di Napoli si rifiuta di prepararla per meno di tre persone perché sennò l’amalgama non riesce. In un Gambero Rosso di qualche mese fa, la riflessione sull’uovo ha portato, guarda un po’, fino alla carbonara del Roscioli wine bar di Roma, fatta con le super-uova di Paolo Parisi. Eppure, nonostante gli highlander della tradizione, gli chef creativi di divertono a fare rivoluzioni. Matteo Vigotti si è inventato la plexicarbonara, tramutandola in uno snack da passeggio in cui il condimento viene sifonato sulla pasta all’interno di una sfera di plexiglass; Moreno Cedroni ha sostituito la pancetta con cubettoni di ricciola affumicata. Chissà cose ne pensa Colonna… e voi come la fate? Con questo?

mmmm… chissà che bontà!

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21 Agosto 2006

I Cannola

Pino Correnti, classe 1925, ha un passato da commediografo, poeta, pittore, direttore del Teatro Manzoni di Milano; la sua cultura gli permette di scrivere introduzioni storiche sulla gastronomia siciliana che partono dal paleolitico e arrivano ad una generazione prima di Sultano e Cuttaia. Potete quindi immaginare la ricchezza della prosa e dei contenuti del suo "Diamante della grande cucina di Sicilia" (Golosia & C. Mursia, 32€). Da quest’opera imprescindibile vi regalo una piccola poesia dedicata alla cosa duce che amo di più, anche al di fuori dei confini Siciliani: I Cannola.

Beddi cannola di Carnalivari

Megghiu vuccuni a lu munnu ‘un ci nn’è:

Sù biniditti spisi li dinari

Ogni cannlu è scettru d’ogni Re.

Arrivinu li donni a didistari;

Lu cannolu è la virga di Moisè:

Cu nun ni mancia, si fazza ammazzari,

Cu li disprezza è un gran curnutu affè!

 

Belli i cannoli di carnevale,

miglior boccone al mondo non c’è:

sono una spesa benedetta i denari;

ogni cannolo è scettro di ogni Re.

Le donne giungono ad abortire;

Il cannolo è la verga di Mosè:

Chi non li mangia, si faccia ammazzare,

Chi li disprezza è un gran cornuto, affè!

 

Amen, soprattutto per gli ultimi due versi… "La ricotta di pecora sa di animale", "I canditi non mi piacciono!"… cornuti, ecco cosa siete!

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17 Agosto 2006

Il Bento dell’Osaka

Avete presente quando Bunny alias Sailor Moon cerca di sedurre Marzio propinandogli una scatolotta con dentro una vasta selezione della sua pessima cucina? Ecco, quello è un Bento, l’equivalente giapponese della lombarda schiscetta. Il pranzo al sacco, che ogni brava massaia nipponica deve saper preparare. Ce ne sono di vari tipi e di varie fogge, wikipedia (in inglese) sarà più esaustiva…

Fatta questa doverosa premessa, ecco il bento (da 25€) del ristorante giapponese Osaka di Milano; non un sushi bar, non un posto per maxi aperitivi fighetti, ma un autentico ristorante giapponese, clientela inclusa.

Abbondante pesce, crudo, in tempura, alla griglia, in umido con salsa di soia, accompagnato da tofu, verdure, riso e zuppa di miso (fuori dalla foto). Tonno, salmone, branzino, spigola, polipo (fritto, il boccone migliore). Per dolce, provate la splendida panna cotta al tè verde con la marmellata di fagioli azuki.

Ristorante giapponese Osaka 

Corso Garibaldi, 68 Milano

02.29060678

www.milanoosaka.com/

Chiuso il lunedì

P.s.: tra i link, date un’occhiata al delizioso Bento corner: il blog di Tokiwa, una mamma giapponese che vive in america e prepara ogni giorno dei pranzetti cariniiiiissimiiiiiii per la bimba e il marito.

Gochisosama!

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15 Agosto 2006

Separati alla nascita - 4

Rubrica liberamente tratta da Identità Golose. Per una storia giornalistica della rubrica, leggete i commenti di separati -2.

Occhiali, papillon e pelata secondo Gaetano Martini (Il Cigno - Mantova) Occhiali , papillon e pelata secondo Roberto Gervaso

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11 Agosto 2006

Separati alla nascita - 3

Rubrica liberamente tratta da Identità Golose. Per una storia giornalistica della rubrica, leggete i commenti di separati -2.

Antonio Santini secondo Antonio Santini Antonio Santini secondo Mangoni (Elio e le storie tese)

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5 Agosto 2006

Viaggi virtuali: il WD50

Chissà se c’andrò mai. Nel frattempo mi accontento di Google earth. Il WD50 è l’antro della bestia di Wayne Dufresne, un pazzoide, uno che usa le colle di carne (quelle dei wurstel industriali, per intenderci) per creare dei misteriosi cannelloni, frigge la mayonese e chi più ne ha più ne metta…

Il WD50 a New York

Fatevi un giro

http://www.wd-50.com

 

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