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Gastronomia pop contro la crapula

Archivio della Categoria 'Libri'

29 Agosto 2006

Questo post non lo volete leggere.

Agosto 2004. I Carabinieri intercettano un camion stracolmo di maialini (erano 400) diretto a Cagliari. Venivano direttemente dall’Olanda in barba a qualsiasi norma sul trasporto di animali. E’ l’episodio che avvia l’operazione porceddu che porterà alla luce un traffico di maialini non conformi per dimensioni al mercato Olandese e quindi portati in Sardegna per essere poi spacciati per porceddu "originali".

Inizio 2000. Il costo della carne bovina è crollato: gli animali sopra i 24 mesi sono sospettati di trasmettere il morbo della mucca pazza e la maggior parte dei produttori se ne tengono alla larga. Il gruppo Cremonini ne fa incetta a prezzi stracciati. Parte di questa carne andrà ad una nota ditta di omogeneizzati come  "manzo al di sotto dei 24 mesi", i NAS stabiliranno che si trattava di animali tra i 5 e i 17 anni di età.

Proseguiamo? Cosa controllano le aziende che rilasciano certificazioni di qualità? Controllano davvero qualcosa o basta pagarle? Esiste pesce senza mercurio? Quante emergenze alimentari ci sono all’anno, al mese, alla settimana, di cui i consumatori non sono a conoscenza?

Paolo Conti è l’autore di "La leggenda del buon cibo italiano e alti miti alimentari contemporanei", un libro che fa proprio male leggere. Non la caccia alle streghe di qualche ambientalista invasato, ma il lavoro che raccoglie i risultati di 2 anni di inchiesta giornalistica. Scritto con penetrante curiosità, è un insesorabile susseguirsi di domande scomode e di approfondite risposte che proprio non vorremmo sentire. 

C’è anche un blog di supporto che ho messo da un po’ nei miei link. Buona lettura. Si fa per dire…

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13 Agosto 2006

Cento libri a 1,90€

Grande idea. Finalmente un programma di studio, una bibliografia per gente come me, che "studia gastronomia" senza sapere esattamente cosa e come fare. Ormai le pubblicazioni sono troppe, il rischio di imbattersi in ricettari fatto con i ritagli della rubrica cucina di Donna Moderna è altissimo. Ho quindi apprezzato l’idea della Edizioni Unicopli di proporre cento titoli, suddivisi per argomento, che costituiscano l’ossatura della biblioteca di un appassionato magnone. Ci sono i classici, Anna Gosetti della Salda, il Pellaprat, Dumas, qualche stonatura (Il mestiere del Gastronauta?), qualche forzatura (Metti i Beatlse nella zuppa?), 3 libri di Massimo Montanari, informazioni sulle edizioni, e pagine vuote in fondo per aggiornare e personalizzare il carrello della spesa… io ci ho aggiunto questi:

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia (AA. VV. Reader’s digest)

Da leccarsi i baffi (Mario Soldati, Derive Approdi)

Il gelato estemporaneo e altre invenzioni gastronomiche (Cassi-Bocchia, S&K)

Italiagolosa (Edoardo Raspelli, Mondadori)

Tutto questo a 1,90€, lo trovate alle casse delle librerie. Io ho già cominciato a spuntare le presenze nella mia libreria, celo, celo, manca…

100 librifiori Enogastronomia di Mauro Morellini (Unicopli, 1,90€) http://www.edizioniunicopli.it/100libri.htm - l’elenco non è aggiornato ma il libro esiste, fidatevi!

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25 Maggio 2006

La cucina bruta

Purtroppo, dubito che Nicolas Le Bec avrebbe potuto scrivere questo libro tra dieci o vent’anni. Perché? Perché la genesi della sua "cucina bruta" è fatta di memoria, di flashback olfattivi di esperienze che oggigiorno (quasi) nessuno fa più. Lui si ricorda dell’odore del fumo dei falò in campagna, della nonna autoritaria coi nipoti e con le padelle. Che ricordi odorosi ha un ventenne cittadino come me? I 12 inchiostri della biribiro? Insomma… le teste di pesce circondate di mosche appese dal pescivendolo di Bagnara Calabra? Non è che fosse proprio un profumo… fortunatamente per quelli come me, Le Bec ha da insegnare anche a quelli della sua generazione, rendendo gli onori dovuti al bistrattato sale, al crudo più primordiale, ai sapori basici, amaro, dolce, acido. L’autore ha proprio lo sfizio di voler riabilitare le vittime del bigottismo gastronomico, della delicatezza a tutti i costi, della cucina politically-correct e lo fa andando al di là della tradizione, sbattendoci in faccia teste di aglio intere (a cui dedica un intero capitolo) e bottarghe da sgagnare lascivamente. Una poetica storiella intrduttiva per ogni capitolo e tante foto dove carcasse di animali sono portate servite su stoviglie di legno, pietra terracotta. Piatti da preistoria, servizi da famiglia Flintstones.

Tutte le info qui.

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10 Maggio 2006

Osteria Francescana: sono scemo?

CARISSIMI LETTORI,

QUESTA RECENSIONE E’ ORMAI ULTRA-DATATA. PER AGGIORNAMENTO E PER DARVI UN TERMINE DI PARAGONE AFFIDABILE, VI DIROTTO SU QUELLA DISPONIBILE SUL SITO CON CUI COLLABORO. BUONA LETTURA.

http://www.altissimoceto.it/2008/01/10/osteria-la-francescana-modena-mo-chef-massimo-bottura/

Massimo Bottura... in questa foto somiglia un po' a Giovanni Esposito

 

Qualche tempo fa pubblicavo questa mia recnsione della Francescana di Modena. Dalla mia visita lì ad oggi, ho avuto la crescente impressione di essermi rincoglionito. Al di là della seconda stella Michelin, su Massimo Bottura sembrano essere tutti d’accordo. Marchi e Raspelli, guide, spagnoli e riviste. Boh. Ve lo giuro, io c’ero andato con tutta la buona volontà, e quando vedevo passare Bottura lo seguivo con lo sguardo come una quindicenne al concerto di Lee Ryan. Certo è che le occhiate tra il perplesso e l’imbarazzato che mi lanciavano i commensali tra una portata e l’altra sembravano darmi ragione. Vabbè, per dovere di cronaca e per rimpolpare l’archivio la ripubblico, non è nemmeno uno dei miei capolavori. Comunque, a leggerle le idee di Massimo continuano ad affascinarmi. Probabilmente ci tornerò, ma con un’altra compagnia…

RECENSIONE: Osteria Francescana
Prima o poi succede: per quanto uno possa essere ben disposto, la recensione cattiva ogni tanto ci scappa. Se poi il locale in questione è sulla cresta dell’onda del “trendy”, al centro dell’”hype”, fico e riverito o come cacchio volete dirlo voi, la delusione è particolarmente cocente, e le opinioni contrastanti. Io ci sono cascato. Lo ammetto. Le superplatinate pagine del gambero lo mettevano lì, sguardo vispo dietro occhiali alla Bonolis, di fianco a Fulvio Pierangelini, Nadia Santi, Davide Scabin… le idee di Massimo Bottura sono tutte geniali: sale affumicato su crudo di carne a scomporre le tradizionale carni affumicate, la rielaborazione di un mostro sacro tipo la Caesar Salad. Dopo aver toccato con mano, la mia opinione è che sulla carta le sue intuizioni siano assolutamente affascinanti, è a mangiarle che sorgono dubbi. Procediamo, come al solito, per gradi…

La vittima:
Ristorante OSTERIA FRANCESCANA
Via Stella, 22
ModenaTel.: 059.220286
Si spendono 80-90€ vini esclusi e soprattutto escluso aperitivo, 20€ al calice non segnalate da nessuna parte se non sul conto. Nel mio caso si trattava di un Krug tiepido e sgasato.

La location:
Lasciata la macchina in uno dei parcheggi intorno alla zona a traffico limitato del centro storico, via Stella è proprio una viuzza. Entrati nel locale, capirete subito da dove può arrivare tutto l’appeal che ha sulle guide: una specie di museo di arte moderna (materia in cui sono abissalmente ignorante), dove tutto, dallle targhette dei cessi ai piatti tutti diversi tra loro,sembra firmato da qualche artista. E sicuramente lo è. Informalità che stride con il trattamento riservatoci dal personale di sala… pensate un po’: anche le brocche erano così artistiche che riuscivano ad ostacolare gli esperti addetti in un’operazione apparentemente semplice come versare l’acqua. La percentuale di centro nel bicchiere era bassissima. Portatoci un buon olio in cui intingere il buon pane, sbrigata la formalità dello stuzzichino introduttivo, spuma di mortadella o cozza, arriviamo ai piatti, dai nomi molto stilosi.

Il Rancio:
Un buon baccalà mantecato
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Supponente nel titolo, trattasi di una sciapa grossa quenelle dalla consistenza stoppacciosa, servita con 2 cubettini di gelatina di pomodoro e 2 di patata. 20€?

Risotto mantecato ai crostacei con capesante
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I crostacei mantecano soltanto sotto forma di una sorta di bisque e vabbè. Ma se c’è scritto capesante me ne aspetto più di una, magari del diametro maggiore di 1 cm: il che mi fa pensare che neanche si tratti di capasanta ma di canestrello.

Maialino da latte laccato all’orientale ma con l’aceto balsamico e di mele
S.v.
O qualcosa del genere. In sostanza due pezzi di grasso affogati in una salsa greve. Piatto unto, acido accompagnato da un pugno di erbette dure e amare. Combinare un pastrocchio del genere con del balsamico a Modena è di per sé un problema, se poi Bottura non solo lo produce ma pure scrive libri sul tema…

Dolcce: la Sicilia
ääää
Oh, questo sì. Un capolavoro. Gelatine di caffè, gelato di capra, latte di mandorla, cacao, capperi di Pantelleria che aprono l’esperienza del dessert.

Considerazioni finali
Ho sempre reputato il mio stomaco abbastanza tosto, ma quel maialino ha ribadito la sua presenza per tre giorni.
Proprio non so come sia entrato nelle Soste, al di là dell’esperienza gastronomica che può essermi andata male, l’eccentrica modernità esasperata del locale non mi sembra in linea con gli altri ristoranti dell’associazione.
5€ di coperto a testa: lasciando per un altro post la storia di questa voce del conto, con 1 cioccolatino a testa come piccola pasticceria mi sembra davvero eccessivo.
Marco Parizzi, sconcertato dalle mie dichiarazioni mi ha proposto il suo punto di vista: “Quella di Massimo è una cucina per piccole porzioni: con un menù degustazione ti sarebbe andata meglio”. Una posizione convincente… se volete venire fino a Modena tenetene conto.

Giudizio Itadakimasu
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Sarò stato particolarmente sfigato, ma non me n’è andata bene una…

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24 Aprile 2006

Daniele Cernilli: Memorie di un assaggiatore di vini

Daniele Cernilli, per chi non lo sapesse è codirettore del Gambero Rosso e responsabile delle relativa guida dei vini. Mi chiedo come mai uno come me, che mal sopporta il vino e tutto il fanatismo che lo circonda, abbia comprato un volume che non solo porta la sua firma, ma si propone pure con una copertina con i soliti 2 bicchieri di rosso. Sarò stato fulminato, ma questo libro è un piccolo capolavoro. Lungi dalla malcelata compassione con cui in genere gli addetti ai lavori trattano i "minorati" che non fanno del vino la loro ragione di vita, Cernilli racconta con ricercata semplicità (non è un ossimoro messo tanto per fare, il linguaggio usato è il frutto di lavoro in questo senso, e si vede) eventi cardine della storia del vino evitando accuratamente sterminati elenchi di etichette e noiosi nozionismi vari. Il risultato è che tutti potranno appassionarsi alle storie e ai personaggi del vino, riuscendo là dove miriadi di manuali falliscono. D’accordo, quella è letteratura scolastica o addirittura rpofessionale, ma nel Manuale del Sommelier di Vaccarini è tutto interessante tranne la parte sul vino. Oltretutto, nella parte introduttiva sugli inizi della  sua carriera, la nascita del Gambero e la cabarettistica critica sugli stili dell’eno-giornalismo, Daniele Cernilli offre una lezione storica e pratica che vale più di tanti corsi e masterini vari.

 

Daniele Cernilli

Memorie di un assaggiatore di vini

Einaudi Sile Libero €12,00

 

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