itadakimasu

Gastronomia pop contro la crapula

5 Gennaio 2007

Birra, JRE, Bolasco… e Malga Panna

Ne avevo già acennato qualcosa nella rece del Molin: il problema è il tanto (giustamente) decantato “birrino” che Bolasco ha deciso di attribuire nella sua guida ai ristoranti “attenti alla cultura della birra”. In Italia sta nascendo un movimento, questo ormai si sa, e i ristoratori più lungimiranti non sono stati a guardare, così come il bonario Marco ha colto la palla al balzo e ha istituito questo nuovo “award”, complice la sua passione per la materia, e fin qui tutto bene. Ora passiamo alle dolenti note. Si tratta soprattutto di assenze, sviste, o, come la penso io, birrini dati d’ufficio, al di là dell’effettiva attenzione alla cultura di cui sopra. Vediamo un po’… del Molin ho già parlato, pensiamo alle Robinie di Montescano: birre artigianali italiane, birre belghe prese là direttamente da lui (o così mi ha raccontato), birrino zero. Andiamo a Rimini, all’Acero Rosso… selezione ampia delle birre di Teo Musso, birrino zero. Tutti i JRE hanno invece il loro bel boccalino rosso in virtù dell’accordo con Assobirra. Ma questo cos’ha garantito? Boh. Un loro accolito mi ha detto che la birra più ricercata fornitagli è la Chimay, praticamente l’unica trappista da supermercato. Se al LidoLido erano già avanti proponendo le birre Paul Bricius di Ragusa, guardando ai JRE futuri, saltano all’occhio strane incongruenze: L’Antica Trattoria Monte Costone vince il premio carta delle birre per l’Espresso e per il gambero nisba? Mmmmm… Tutta questa intro per raccontarvi della Malga Panna di Moena. Qui la birra mi è stata servita con un certo disinteresse, ma non ne faccio certo una colpa a loro. Se a uno della birra non gliene frega niente, è inutile fargli calare la lista dal cielo perché il vento tira da quella parte… mi ricordo un’intervista a Ciccio Sultano su BarGiornale (o Mixer, sto andando a memoria) in cui si dichiarava esplicitamente ostile all’adozione di birre nel suo locale: diceva che avrebbe avuto problemi con gli abbinamenti, con la cantina, liberissimo, per carità. Ora, ricordando che è un JRE pure lui, secondo voi l’ha avuto il birrino? Bravi…e ora la vittima, il ristorante della famiglia Donei, stella Michelin della zona, fresco vincitore del premio a Golosaria per i “Locali che resistono”.

La vittima:

Malga Panna

Via Costalunga, 29 Moena Frazione Sorte

0462/573489

www.malgapanna.it

Chiuso Lunedì, sempre aperto in stagione. Ferie a Maggio, Giugno, Ottobre, Novembre

Si spendono sui 60€

Colonna sonora itadakimasu: Blind Guardian - Mordred’s song

La location:

La Malga Panna bisogna conquistarsela. La frazione Sorte si raggiunge risalendo il Latemar seguendo una stradina ripida e serpeggiante quindi occhio: se non avete le catene o non vi fidate dei vostri riflessi dopo mangiato, lasciate la macchina a Moena al parcheggio Navalge e chiedete di farvi portare su dalla navetta gratuita. Certo, se non siete delle poltronate vesciche di lardo come me potete pure farvela a piedi, varrà certo la pena raggiungere la malga dello chef  Paolo Donei e gustare le sue interpretazioni della cucina trentina, rifinita con mano rispettosa e felice, alleggerita e resa sempre “easy” anche per i palati più delicati.

Il rancio:

Chiesta una birra rossa artigianale (la carta delle birre non c’è), mi viene servita una Theresianer Special Ale. Niente bottiglia, niente schiuma. Ma se avessi chiesto un vino?

 

Dopo una ricca intro di Terrina di pollo e fichi con spuma di ricotta, cominciamo a mangiare:

 


Cosciotto e tartare di capriolo con caprino, erba cipollina e consommè di peperoni (8)

Dopo il pollo, Paolo Donei dà il meglio di sé interpretando una carne ben più impegnativa… il cosciotto ha una consistenza fondente data da una cottura lieve e perfetta, la tartare  restituisce con semplicità il sapore della carne cruda e il bicchierino di consommè caldo rende un piatto tutto sommato fresco, adatto alla neve che cade fuori.

 
 

Zuppa di sedano e olio del Garda con tortelli di polenta e Puzzone (7)

La classica accoppiata polenta e puzzone è rivista in chiave pasta ripiena e sgrassata dalla zuppa che, sorprendentemente, non soccombe con un formaggio così importante. Al centro c’è un tortino di chips di patate e Gorgonzola: una bella citazione della nota gastronoma Federica Ridolfi che ci consiglia di provare il più famoso erborinato d’Italia (ad esempio) col sedano.

 L'immagine “http://www.panorama.it/panorama/statici/homegenerale/img/ridolfi130406.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
 

Il maialino si fa in tre (6/7)

Costoletta al vapore, pancetta al forno (perfettamente sgrassata) e filetto avvolto nello speck. Il contorno è lo stesso per tutti (spinaci e puré), ma ogni parte è ben valorizzata.

 

 
Fondente di cioccolato, crema bruciata alle fave di cacao, crema al tabacco e parfait di noci caramellate (8+)

Un dolce per gente che fa sul serio. Al di là della libidine che il cioccolato può portare, è un viaggio completo e complesso all’interno del bouquet del cacao (cru Guanaja della Valrhona), in cui sono riproposti il tabacco e la frutta secca e la crema diventa sostituto del burro di cacao realizzando una specie di cioccolato scomposto insieme alla fava. Ma voi non state lì a farvi tante seghe mentali e affondate il cucchiaio.

 
Giudizio itadakimasu

7+

Tappa obbligatoria se passate da queste parti e direte finalmente addio alle cofane di polenta…

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1 Gennaio 2007

Per capodanno spilliamoci una birra…

Sì, ma quale? Un’ottima Malheur belga, magari la brut metodo champenoise…

Che poi, tutto ’sto sbattimento per portare le bottiglie in Francia se lo potevano pure risparmiare: se se le facevano fare in Franciacorta forse si evitavano la causa da 200000 euri con la Veuve Cliquot che ha accusato il povero birraio (un migliaio di ettolitri l’anno: uno sputo della Cliquot?) di plagio del packaging. Vabbè, testate la vostra abilità di spillatori col simpatico giochino della spina e buon anno!!!

http://www.malheur.be/tapgame.php?l=francais

E ricordate: inclinate il bicchiere ma non troppo, e raddrizzatelo in tempo per formare la schiuma….
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19 Dicembre 2006

Ristorante El Molin: gran magnazze in quel di Cavalese


Alessandro Gilmozzi l’ho visto evolvere. Ducasse, Adrià, spagnoleggiamenti vari lasciano sempre il segno, ma c’è chi ne rimane vittima e chi piega tecniche e marchingegni alle proprie esigenze. I formaggi del trentino, l’aroma del ginepro affumicato (di cui è appassionato cultore), la selvaggina mantengono la loro forte personalità così come Alessandro mantiene la sua identità senza ritrovarsi a "omaggiare" (o scimmiottare) nessuno. Non facile, trovo. Trovo inoltre abbastanza incomprensibile il trattamento che le principali guide hanno riservato al Molin…

1)Gambero Rosso: ok, non vuoi annoverarlo tra i ristoranti over 80? Va ben, ma dare 79 è una presa per il culo! Avete mai provato a essere bocciati alla maturità con 59? E poi suvvia, i JRE si sono beccati il "birrino" d’ufficio per l’accordo con l’Assobirra (non garantendo questo un servizio adeguato), e qui, dove la carta delle birre c’è e ci sono anche le birre artgianali di famiglia, nisba? Mmmmm…
2)Espresso: stesso identico punteggio del Costa Salici? Massimo  rispetto per loro, però…. Mmmmmm…
3)Michelin: niente stella? Mmmmmm….

Detto questo, partiamo col contributo

La vittima:

Ristorante El Molin

Piazza Cesare Battisti, 11 Cavalese

0462/340074

www.elmolin.info

Chiuso Martedì, aperto durante le stagioni estive e invernali, winebar sempre aperto

Prezzi: 60€ alla carta, degustazioni da 57 e 42€ + 16 abbinamento vini

Colonna sonora itadakimasu: Marvin Gaye - Heard it through the grapevine

La location:
scendiamo il cunicolo…


Il mulino di cui nel nome è li dal 1600 e serviva tutta la val di Fiemme della cui comunità Cavalese era il centro. La saletta principale è tutta un saliscendi di pesanti scale e soppalchi di legno e ce n’è una più ampia per tavolate più numerose. Il personale di sale è all’altezza dell’ambiente, ma decisamente meno stagionato delle mura in cui si muove. Potrà capitare che lo stesso chef venga a prendervi l’ordinazione: se fosse così, ditegli "fai tu" e il risultato potrebbe essere molto simile al seguente…


Il rancio:
Crudo di capasanta, sorbetto di datterini, germogli di cipolla (7+)

La parte del leone in questo stuzzichino la fa il sale siciliano dell’isola di Motia: sono scaglie sottili e croccanti, con un intenso sapore (e profumo) iodato.

Capesante cotte a bassa temperatura in olio extravergine, cavolo cappuccio stufato, croccante al sesamo e tagliolini di gamberi affumicati (7,5)

Mare e terra si rincorrono in un vivace gioco di rinforzi e contrappunti. I gamberi tornano a terra portati dal fumo di ginepro, le capesante se la vedono con la verza e le alghe nel croccante al sesamo danno a tutto un bel profumo di mare

Tramezzino tostato di aringa affumicata, caprino e sorbetto al wasabi (7)

L’ho interpretato così: una versione nobilitata del classico snack pane-burro-acciuga, declinata in versione tradizionale ma alleggerita (il caprino) o etnica (wasabi).

Crudità di cervo, polpa di ricci di mare, pistacchi di bronte e olio di cardo (9)

Un piatto da andar via di testa. Di chiara ispirazione cracchiana (il rognone ai ricci di mare), unisce il sapore intenso e selvatico del cervo, il marino dei ricci e sentori erbacei. Il piatto del viaggio, un’armonia complessa, ma se ne mangerebbero secchiate.

Ravioli di baccalà con gamberi, sedano e cipolla di tropea (7)

Senza particolari trip mentali, ma di certo un ottimo piatto

Tagliolini di pasta al fumo di ginepro, tartufo nero dei monti lessini e fontal di Cavalese caldo (8)

Anche questo non è certo un piatto concettuale, ma di pura lussuria. Ritorna sempre il fumo di ginepro, che dopo ci riserverà una sorpresa…

Tronchetto di vitello al lardo al profumo di agrumi e senape (6,5)

Il vitello è allevato appositamente per lo chef e la carne è saporita e tenace, ben ammorbidita dal lardo. Probabilmente come antipasto mi avrebbe lasciato un po’ perplesso, ma come portata di mezzo pulisce perfettamente la bocca.

Scaloppa di fegato grasso affumicato al ginepro, zucca gialla e pistacchio di Bronte (8,5)

Un piatto per chi ama le emozioni forti. Il naso viene investito dal fumo insufflato nell’apposita cupola, e il sapore del ginepro bruciato acquista persistenza col grasso della scaloppa. E’ tutto primitivo, selvatico. Anche le fave di cacao sembrano una metafora dei primordi.

Traverso di vitello nostrano con puré di sedano rapa e caffè (6,5)

Un taglio magro e un piatto molto "easy". Finalmente ho trovato qualcuno che mi ha fatto quadrare l’accoppiata carne-caffè.

Il nostro zelten scomposto (7)

Lo zelten è il dolce tipico natalizio di queste parti. I suoi ingredienti, i canditi, la frutta secca, vengono tutti variamente essiccati, disidratati, tritati polverizzati. Amalgamando tutto col gelato alla vaniglia, lo zelten si ricompone in bocca. Il mio problema era che non avevo mai assaggiato la versione originale: Alessandro mi ha assicurato che ha in cantiere dei mini Zelten da servire insieme.Il fantasma di Scabin aleggia da queste parti… ma tanto la pizza l’abbiamo assaggiata tutti, no?

Spuma di caffè e cioccolato bianco con cialda di mandorle e riso soffiato (7,5)

Pura golosità, con quel richiamo al Ciocorì che per quelli della mia generazione è sempre un gradito ricordo.

Dolce al cioccolato Gran Cru Manjari 64%, cocco e cremoso al gelsomino

Un assemblaggio interessante con quella specie di wurstel cremoso, così come interessante l’abbinamento ciocco floreale.

Giudizio itadakimasu
Un bell’8! E la raccomandazione a chi passa per il casello di Egna/Ora di fare una deviazione…
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Il birrificio della Val di Fiemme

Un piccolo anticipo del mio lavoro su RistorArte di Gennaio…

L'ex colonia fascista che accoglie il birrificio

(…)Prima di raggiungere il centro di Cavalese dove ci aspetta la prorompente tavola del “Molin” dello chef Alessandro Gilmozzi, concediamoci un’altra deviazione ed inerpichiamoci verso Daiano. Tra le stradine tortuose di questa località navighiamo a vista seguendo la torreggiante figura tutta bianca di un ex colonia fascista che Stefano Gilmozzi (sì, sono fratelli) ha scelto per allargare l’attività del suo Birrificio della Val di Fiemme. Attivo dal 1999, ha imparato l’arte in Germania e ha le idee molto chiare riguardo allo stile di produzione: “se ci metti dentro scorze d’arancia, cioccolato, mirtilli… non
la dovrebbero chiamare più birra, piuttosto bevanda aromatizzata a qualcosa…” più chiaro di così.

Stefano Gilmozzi all'imbottigliatrice

La sua chiara ha un ricco sapore di malto e cereali e una modesta luppolatura che la rende pericolosamente beverina, e sarà presto disponibile in bottiglia; la rossa appena versata ha un sorprendente profumo di fragolina e un intenso retrogusto di miele. La produzione del nettare di Gambrino da queste parti ha due precedenti illustri: il birrificio di Fontanefredde, datato 1854, ha chiuso nel 1920 per problemi tecnici con la falda acquifera e quello di Predazzo, fagocitato dalla Forst nel 1954. Stefano ha prodotto anche birre ispirate a queste ricette “vintage”, e, se siete appassionati, chiedetegli se sono disponibili i formaggi affinati nella birra o il pane e i biscotti impastati con i suoi prodotti, che prepara suo fratello…

I tini

Le birre di Stefano le trovate sul posto al pub/birreria/pizzeria dell’hotel Excelsior (www.excelsiorcavalese.com) o, appunto, alla tavola del molin (www.elmolin.info), per ora niente distributori.
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7 Dicembre 2006

Si torna al lavoro

Vi dò un’anteprima, sperando che il mio megadirettoregalattico non mi scopra. Dal prossimo numero (in edicola a Gennaio), RistorArte "sconfinerà" dal suo tipico ambiente di riferimento lombardo con un’apposita rubrica provvisoriamente chiamata weekend. Un invito da parte dell’APT di San Martino di Castrozza è cascato proprio a fagiuolo, un bell’aperitivo + cena di gala in cui si saluterà l’inizio della stagione sciistica e la regione Trentino diffonderà il suo verbo. Ma si sa, quella dove aspiro a lavorare non è una rivista-amplificatore di cartelle stampa, nossignore. RistorArte lavora alacremente per offrire ai suoi lettori sempre il meglio, la ristorazione di charme, i locali coccolosi e libidinosi, così, dopo un intenso brainstorming redazionale, il mio itinerario a partire da domani sarà il seguente…

Venerdì 8/12
Ore 13,00 Ristorante "El Molin", Cavalese
P.za Cesare Battisti, 11
http://www.elmolin.info/
Tel.0462/34.00.74
Fax.0462/23.13.12

L'immagine “http://www.girovagandointrentino.it/puntate/2002/fiemme/images/el_molin_insegna.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Uno dei ristoranti più importanti della mia formazione. In un mulino del ‘300 al centro del paesello, è la creatura dello chef Alessandro Gilmozzi il quale, dopo aver limato qualche spigolo, inevitabile eredità di esperienze da Adrià e Ducasse, realizza una cucina dai sapori esplosivi, netti esaltati da grande tecnica e da una personalità che li rende subito riconoscibili negli accostamenti e nella scelta (come ad esempio l’amore per l’uso dei formaggi nei dolci). Non vado oltre, sennò che vi racconto nella rece?

Ore 18,30
Aperitivo e "White Dinner", a cura dell’azienda per il Turismo San Martino di Castrozz, Primier e Vanoi

Sabato 9/12
Ore 13,00 Ristorante "Malga Panna", Moena
Via Costalunga, 56
www.malgapanna.it
0462/573489
http://www.intrento.net/deposito_cartoline/deposito_ristoranti/124.jpg
Paolo Donei è il JRE della zona. E’ stato qui che ho avuto la mia illuminazione. E’ da qui che sono uscito e mi sono detto: "farò il giornalista gastronomico". E’ stata più che altro una questione di atmosfera, di esperienza generale, ciò non toglie che la cucina qui sia di gran classe, armonia e sempre molto comprensibile, golosa, "easy". Anche qui mi fermo…

L'immagine “http://www.girovagandointrentino.it/puntate/2003/primavera/battello/images/int_donei2.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Ripartirò giusto in tempo per perdermi il galà con le Miss Italia - Trentino. Cari lettori e appassionati di magnazze, dormite sonni tranquilli sapendo che ci sono degli stakanovisti disposti a sacrificarsi per offrirvi sempre un servizio affidabile e puntuale…

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3 Dicembre 2006

Novità per Cesare Marretti… è cucina!

http://www.ibs.it/cop/copljc.asp?e=8844030896Riporto integralmente il testo della newsletter di Artefood. Non potrò essere all’inaugurazione, ma lo visiterò quanto prima, con tanti bei ricordi e un po’ di nostalgia per quello splendido "antro della bestia" che era il Dandy di Minerbio… Auguri Cesare!




Giovedì 7 Dicembre
Cesare Marretti apre a Bologna
in Piazza Aldrovandi angolo via San Vitale 33/c   
ristorante "é cucina"

Info e prenotazioni: 051 2750069 - 348 8402559


da giovedì 7 dicembre
Ristorante E’ CUCINA
Piazza Aldrovandi - via San Vitale 33/C
Bologna
tel. 051 2750069
info: 348 8402559
artefood@tiscali.it
www.artefood.com

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Giovani e gastronomia: un post di commento

http://www.guyweb.co.uk/images/fonz.jpg

Prima di tutto un grazie a Tommaso Farina, grazie per gli auguri e per la speranza che ci sia posto anche per me. Grazie a Liloni i cui complimenti contano e gli lancio una minaccia: se e quando avrò abbastanza voce in capitolo per proporre qualche locale, alla Trattoria Pegaso sarà dedicato lo spazio che merita, quindi in campana! Per quel che riguarda solo me invece, terrò d’occhio le sorti dei tuoi maialini, che appena sono pronti… Vabbè, chiusi i convenevoli, ecco il problema. Sul numero 7 di RistorArte dipingo uno scenario desolante riguardo il rapporto giovani gastronomia. Totale ignoranza e disinteresse, incapacità cronica di riconoscere la qualità e relativo sperpero dei poche euro che hanno (abbiamo? Sono giovane anch’io?). Mi ha risposto nel commento il signor Erto Balini (mumble mumble…):

Beh, di giovani che amano la buona tavola, fatta di ingredienti VERI e cotti a dovere, ce ne sono!
Saran–no pochi, ma il compito più importante è coinvolgerLi motivandoli alla ricerca e alla sperimentazione piuttosto che dire:-
Cari ragazzi, non sapete mangiare!…quindi, nemmeno cucinare.

Conosco una frase che dice:- aiuta il prossimo.
E che continua:-..prossimo giovane che ha qualche umile qualità e, molto probabilmente, può conservare ed evolvere quanto di buono finora un personaggio come Aimo e/o pochi altri hanno creduto e trasmesso.
Bon per chi ha gli anni giusti per esprimersi ancora a lungo.

Può essere, e faccio un applauso al signor Balini, che si prefigge questo ambizioso obiettivo. Io però, da bravo pessimista nei confronti della gioventù rincoglionita mia coetanea, penso due cose:

1) Questi giovani buongustai sono meno di quanti sembrano. Sapete Perché? Perché…

2) Vanno solo dove tira il vento. Un sacco di fighetti parlano del Gold di Dolce & Gabbana, del Giannino dei milanisti o delle Robinie di Coppola, e magari ci vanno pure, ma solo perché quest’anno va così. Una volta s’andava al Nottingham Forest a bere i cocktail con i bacherozzi perché andava così, poi è arrivato il trend Giapponese e allora sushi surgelato per tutti, la stupidità non ha mai fine. C’è di buono che chi sceglie le Robinie si ritroverà a mangiare divinamente, non solo piatti di tendenza a prezzi esorbitanti (ma come, non giravano pochi soldi? Ah, ma per D&G si trovano…), c’è quindi più speranza che da lì esca un nuovo "adepto" e non un’altra banderuola chiacchierona. E voi che dite? Liloni, com’è la sua clientela? Quando la "bolla gastronomica" scoppierà, resteranno solo vittime o anche qualche sopravvissuto?

Confidate nella CULTURA alimentare, e non nella moda alimentare…

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27 Novembre 2006

Pubblicità, spudorata pubblicità!

Pensavate che fossi sparito? Errore! E comunque, se vi manco, potete sempre rifarvi andando a cercare i miei timidi esordi da giornalista nel numero 7 di RistorArte, qui presentato dalle parole del megadirettoregalattico in persona:

La buona cucina non piace ai giovani?

È in edicola RISTORARTE n. 7

 

ATMOSFERA, DESIGN, CULTURA GASTRONOMICA

a Milano e in Lombardia

 

È in edicola il settimo numero di RistorArte, il bimestrale edito da Vitamine e diretto da Saverio Paffumi, dedicato all’arte di mangiare e bere bene a Milano e in Lombardia.

 

A che età si diventa buongustai? Cosa mangiano i giovani? La buona cucina non piace alle nuove generazioni? A queste domande – con la complicità di Aimo Moroni -  risponde l’inchiesta di copertina di RistorArte, che ha interrogato i ragazzi delle università milanesi. Intanto, in un’intervista esclusiva, il sociologo Francesco Alberoni spiega perché, secondo lui,  il buon cibo “è una difesa contro la moderna barbarie”. Ecco allora dove trovare il cibo cucinato a dovere: RistorArte racconta le delizie gourmet del Liberty di via Montegrappa, le raffinate atmosfere orientali di Vietnamonamour, la pesia in tavola alle Due Colombe di Rovato e e peculiarità di tanti altri ristoranti… fino agli straordinari panini di De Santis in corso Magenta. Dulcis in fundo, pensando al Natale, una preziosa guida alle pasticcerie  che preparano i panettoni più buoni di Milano.

Cosa? Non siete di Milano o Lombardia? Embè? Abbonatevi, arriva lo stesso, tanto prima o poi passerete di qua, no? Tanto vale venirci preparati…

Visto come se la ride il Moroni? Non faceva così il brillante quando era circondato da Gatti e Massobrio… siete ancora lì? Tutti in edicola!!!
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15 Novembre 2006

Testimonial: Gianni drudi

Per i fan della prima ora (se ce ne sono), riprendo una vecchia abitudine, dura a morire…

Anche Gianni Drudi legge Itadakimasu: dovresti farlo anche tu.
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8 Novembre 2006

Golosario 2007 e i panini di Aimo

Mercoledì 8 Novembre 2007, grattacielo Pirelli. Paolo Massobrio, il suo fido scudiero Marco Gatti e varie autorità presentano il Golosario 2007 e la guida critica e golosa della Lombardia, che io mi sono beccato aggggratisss, in quanto presente. Bello, eh? Nell’occasione è stata presentata anche Golosaria, il convegno in cui i prodotti d’eccellenza della guida del papillon faranno bella mostra di sé Domenica 13 e Lunedì 13 Novembre, a Palazzo Mezzanotte.

Ospite speciale della conferenza stampa….

Lo riconoscete? Dai…

E’ Aimo Moroni! Invitato per ritirare un premio per la tradizione lombarda, o una roba così. In realtà è stato lui a farci un gradito omaggio… "Vi ho portato dei panini, uno vegetale con melanzana, mozzarella di bufala, pomodori confit fatti da me… e poi uno col maialetto piemontese, il pane l’ho fatto io, spero che vi piacciano!", la persona più umile del mondo. Che dite, ci piacciono?

Per la cronaca: il panino vegetariano e fatto con pane all’origano e condito col pesto, il pane di farina di polenta col maialetto piemontese è "condito" con della composta di mele… beh, bella idea ragazzi.
E anche oggi la giornata è finita. Della serie: è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare…
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